Poco meno di un mese fa il presidente ucraino aveva rimosso il capo della sicurezza Ivan Bakanov, ieri è arrivata la notizia – riportata da Kiev independent – che Volodymyr Zelensky abbia firmato i decreti con i quali vengono rimossi i capi dello Sbu (il servizio segreto) a Kiev e nelle regioni della capitale, di Leopoli e Ternopil. Secondo i decreti pubblicati sul sito web della presidenza, Serhiy Zayats ha perso la funzione di capo della direzione principale dei servizi nella regione di Kiev, Yuriy Boreichuk è stato destituito dalla carica di capo della direzione principale dell’Sbu nella regione di Ternopil, mentre Artem Bondarenko è stato spostato dal posto di capo della direzione dell’intelligence nella regione di Leopoli a quello di capo della direzione.

Un mese fa invece era stato rimosso Bakanov procuratore generale e capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina. L’alto agente di sicurezza, amico personale del presidente – aveva perso il posto in conformità con “l’articolo 47 dello statuto disciplinare delle forze armate ucraine”, che parla di “mancato svolgimento dei compiti di servizio, che hanno portato a vittime umane o altre gravi conseguenze, o creato una minaccia. “Ad oggi, sono stati registrati 651 procedimenti penali riguardanti alto tradimento e attività di collaborazione di dipendenti di procure, e altri organi”, aveva affermato in serata in un discorso video Zelensky, precisando che “in 198 procedimenti penali, le persone interessate sono state accusate”. In particolare, più di 60 dipendenti della Procura e del servizio di sicurezza Sbu sono rimasti nel territorio occupato e stanno lavorando contro il nostro Paese, ha osservato Zelensky. “Una tale serie di crimini contro le fondamenta della sicurezza nazionale del Paese e i collegamenti che sono stati scoperti tra i dipendenti delle agenzie di sicurezza dell’Ucraina e i servizi speciali della Russia sollevano questioni molto serie per i leader interessati. Ognuna di queste domande vedrà una risposta adeguata”, aveva concluso il presidente.

Con un altro decreto il presidente aveva rimosso Iryna Venediktova dalla carica di procuratore generale e aveva affidato le funzioni di procuratore al vice procuratore generale Oleksiy Symonenko. I sospetti del premier erabi iniziati mesi fa, a inizio marzo, quando i russi erano riusciti a prendere la città di Kherson, in Ucraina meridionale. Un colpo che Mosca non avrebbe potuto mettere a segno se il ponte che si trova sul fiume che nasce dall’altopiano del Valdaj, nella Russia Occidentale, fosse stato fatto saltare in aria. Cosa che non è successa, nonostante gli ordini dello stesso Zelensky. A maggio invece era stata “licenziata” Lyudmila Denisova, la commissaria per i diritti umani della Verkhovna Rada (il parlamento di Kiev) con un voto dei parlamentari, “accusata” di puntato tutta l’attenzione sulle violenze sessuali.

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