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Israele inserito nella black list dell’Onu per le violenze sessuali nelle zone di conflitto

Sotto accusa il servizio penitenziario. L'ambasciatore di Tel Aviv, Danny Danon: "Calunnie". Nel 2025 era stato incluso Hamas per gli abusi commessi il 7 ottobre.
Israele inserito nella black list dell’Onu per le violenze sessuali nelle zone di conflitto
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Le Nazioni Unite hanno inserito Israele nella black list dei paesi che si sono macchiati di violenze sessuali nelle zone di guerra. Un elenco che comprende anche Hamas, incluso nel 2025, e alcune organizzazioni terroristiche come l’Isis. La notizia, anticipata in esclusiva dal Jerusalem Post, è stata confermata in un post sul social X dall’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite Danny Danon. Solo poche settimane fa, il New York Times aveva pubblicato un pezzo in cui il premio Pulitzer Nicholas Kristof denunciava stupri e torture sistematiche sui palestinesi arrestati.

Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, dopo una serie di monitoraggi dell’Onu sulle condizioni di detenzione dei palestinesi il Servizio penitenziario israeliano sarà incluso ufficialmente nella lista nera del 2026, e ci rimarrà almeno un anno, così come stabilito dal regolamento. Nell’estate del 2025, per la prima volta, era stato inserito Hamas con l’accusa di aver usato lo stupro come arma di guerra. Così come per Israele, a indagare sulla milizia islamica era stata la Rappresentante speciale dell’Onu per la violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, che aveva raccolto testimonianze nei kibbutzim attaccati il 7 ottobre e sulla detenzione degli ostaggi rapiti e portati nella Striscia di Gaza. Sempre ad agosto 2025 il segretario generale Antonio Guterres aveva avvisato Israele della possibilità di includerlo nella lista del 2026 per le accuse di violenze sui detenuti palestinesi rinchiusi nella carceri, e lo aveva esortato ad adottare una serie di misure per prevenire gli abusi. Inoltre, secondo il giornale Haaretz, le autorità israeliane hanno ostacolato il lavoro delle Nazioni Unite, negando a Patten e al suo staff l’accesso ai diversi centri di detenzione. La rappresentante Onu aveva infatti richiesto di poter visitare le carceri dove sono rinchiusi i palestinesi srrestati, così da verificare le innumerevoli denunce di abusi, violenze, torture e stupri fatte da diverse organizzazioni per i diritti umani.

Versione respinta dall’ambasciatore Danon. “Israele ha fornito prove, documenti e risposte dettagliate a ogni accusa – dice -abbiamo invitato i rappresentanti dell’Onu a recarsi sul posto per esaminare da vicino la situazione, ma ovviamente hanno scelto di non farlo”. Danon accusa l’Onu di aver affiancato Israele alle “organizzazioni terroristiche più brutali al mondo” per una “decisione politica“. Quando “i fatti non si adattano alla narrativa, all’Onu si cambia semplicemente la narrativa”, conclude Danon, “continueremo a difendere la verità e a smascherare le calunnie su ogni palcoscenico possibile. La verità trionferà”

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