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Ben Gvir, il piromane. Fallimentare come ministro, provoca per uno scopo preciso

I suoi gesti spettacolari – dalla torta con il cappio all'umiliazione della Flotilla – servono a danneggiare deliberatamente l’immagine di Israele. Vede delinearsi la sua fine politica?
Ben Gvir, il piromane. Fallimentare come ministro, provoca per uno scopo preciso
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Itamar Ben Gvir è un personaggio noto fin dai mesi che hanno preceduto l’assassinio del Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin. All’epoca Ben Gvir, insieme ad altri estremisti di destra – coloni, sempre coloni – riuscì a staccare lo stemma della macchina del Premier; mostrandolo ai giornalisti della televisione israeliana, dichiarò: “Come siamo arrivati alla macchina di Rabin, arriveremo anche a lui”. Alcuni mesi dopo, Yigal Amir ha assassinato Rabin: il gesto di un singolo individuo ha cambiato totalmente il volto del Medio Oriente. Ben Gvir, già in quegli anni lontani, mostrava una macabra simpatia verso la morte e i suoi effetti sulla politica.

Alcune settimane fa, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, sua moglie ha portato a una festa una torta che ha fatto scalpore in tutto il mondo: sopra c’era un cappio e, sotto di esso, la scritta “A volte i sogni si avverano”. Che un uomo di cinquant’anni, ministro della Sicurezza Nazionale, d’accordo con la moglie porti a una festa di compleanno una torta del genere dimostra come, anche nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, si ripeta questo macabro legame con la morte.

Ma Ben Gvir, al di là di queste sue inquietanti inclinazioni, si sta dimostrando anche un ministro della Sicurezza Nazionale fallimentare. Sotto il suo mandato la criminalità organizzata in Israele ha rialzato la testa. Gli omicidi nelle comunità degli arabi israeliani – che a lui non interessano affatto – hanno raggiunto record mai immaginati prima, e la violenza è dilagata anche nelle strade di altre comunità. Insomma, oltre a tenere comportamenti non consoni a un ministro, bensì a un estremista di destra extraparlamentare, Ben Gvir si sta rivelando un incapace dal punto di vista istituzionale.

Vale la pena ricordare che Ben Gvir è stato rinviato a giudizio numerose volte – quasi una decina – ed è stato condannato, tra le altre cose, per appartenenza a un gruppo terroristico ebraico. Si tratta di organizzazioni che conosciamo bene anche oggi, del tutto simili a quelle che assaltano i palestinesi nei territori occupati. La polizia di Ben Gvir non interviene e non fa quasi nulla per fermare questa ondata di violenza, che ha uno scopo ben preciso che chiarirò a breve.

A mio avviso, il picco del cattivo gusto, della crudeltà e della perversione politica è stato raggiunto con l’atteggiamento che Ben Gvir ha avuto verso la Flotilla europea. Parliamo di cittadini europei che volevano raggiungere Gaza con un atto di solidarietà per portare beni di prima necessità e scuotere le coscienze europee di fronte a questa tragedia. Ben Gvir li ha fatti legare e disporre a terra a testa in giù come se fossero criminali o spietati terroristi di Hamas; ha fatto risuonare l’inno israeliano, ha sventolato la bandiera dello Stato e ha compiuto un’azione che ha suscitato profondo scalpore in ogni città europea.

Ben Gvir non ha agito così perché è un uomo scalmanato e impulsivo; al contrario, è perfettamente consapevole dei danni causati dai suoi comportamenti. A mio avviso, lo fa apposta. Ben Gvir sa bene che nelle elezioni che si terranno in Israele a settembre o a ottobre di quest’anno la coalizione di Netanyahu (e la sua stessa compagine) uscirà sconfitta. Poiché lui, Smotrich, Netanyahu e tutti gli artefici del tentativo di stravolgere il volto di Israele tre anni fa – attraverso una riforma della giustizia che era, nei fatti, un piano per svuotare la democrazia israeliana di ogni contenuto accettabile per un paese moderno – vedono delinearsi la propria fine politica, Ben Gvir si sente costretto a lasciare dietro di sé solo “rovine diplomatiche”. I suoi gesti spettacolari – dalla torta con il cappio all’umiliazione di decine di cittadini europei della Flotilla – servono a danneggiare deliberatamente l’immagine di Israele nei paesi europei per gli anni a venire.

Oggi Israele assomiglia sempre più a un paese fanatico e antidemocratico guidato da ministri di estrema destra – una sorta di CasaPound israeliana – anziché a uno Stato tecnologico, moderno e intenzionato a vivere in pace con i propri alleati. Ben Gvir non è interessato a un Israele moderno. Il tentativo suo, di Smotrich e del loro protettore Netanyahu era proprio quello di cambiare i connotati del Paese, trasformandolo in una nazione più religiosa, più violenta e chiusa al dialogo con i vicini o a un processo di pace.

Un quarto di secolo fa la moglie di Netanyahu, Sara, ha pronunciato una frase celebre in seguito a una sconfitta politica del marito: “Se è così che trattano mio marito, spero che questo paese prenda fuoco, che venga bruciato, e noi ce ne andremo altrove”. Questa frase mi è tornata in mente in questi giorni. Netanyahu, colui che ha sdoganato Ben Gvir – come detto, una persona condannata per vari reati tra cui l’appartenenza a un movimento terroristico – in un linguaggio metaforico può essere definito “il piromane”. Ma, come abbiamo capito in questi giorni, il fiammifero acceso è nelle mani di Ben Gvir. Con il suo bizzarro culto della morte, personaggi del genere in Medio Oriente dovrebbero stare ai margini della vita pubblica, non alla guida del Ministero della Sicurezza Nazionale.

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