L’isola condivide con Cuba un futuro incerto, per aver rifiutato a suo tempo i dogmi del sogno americano. Difatti, se la prima è afflitta da un embargo cronico, Grenada ha dovuto subire negli anni ’80 l’invasione statunitense che ha reso diffidente la gente nei confronti dello straniero, penalizzando quindi il turismo, i cui benefici hanno inciso di meno sullo sviluppo del Paese rispetto al resto dei Caraibi.

Composta da un’isola grande e due minori, offre spiagge superbe e oasi naturali alternate a foreste pluviali interne e zone semi-aride sulla costa Nord Est. Soprannominata Spice Island per le sue produzioni più importanti di cacao amaro e noce moscata – export n° 1 – di cui detiene il primato regionale. Ma Grenada è soprattutto l’unico protettorato inglese ad avere adottato un sistema socialista, il cui welfare è sopravvissuto in parte all’invasione.

Rivoluzione perduta

Malgrado la sproporzione delle dimensioni – Cuba misura 110.860 kmq. Grenada 344 – il percorso rivoluzionario dei due paesi è similare: se Castro e Guevara con i loro barbudos avevano creato El Movimiento 26 de Julio distaccato dai comunisti locali con i quali erano in aperto contrasto, Maurice Bishop – avvocato come Fidel – dopo essere stato leader dell’opposizione al timone del suo New Jewel Movement, piccolo partito leninista, nel 1979 rovesciò il governo corrotto di Eric Gary dopo una rivolta popolare, evitando però gli spargimenti di sangue cubani. Con l’appoggio di Cuba, costruì poi l’aeroporto internazionale che nel 2009 venne ribattezzato con il suo nome, dando corso a una serie di riforme basate sull’housing popolare, sanità e istruzione, entrambe gratuite.

Ma le rivalità sulla leadership non tardarono ad affiorare, e il Pra (People Revolutionary Army), fondato per garantire la difesa della rivoluzione, si ribellò e Bishop venne arrestato e fucilato nel 1983. Il suo corpo fu poi mutilato e depredato. La morte di Bishop scatenò la furia dei suoi sostenitori finché Giamaica – che allora aveva come premier Edward Seaga, storico alleato Usa – e Barbados richiesero l’intervento americano. A Reagan non parve vero di avere la scusante ufficiale di essere stato chiamato per sedare una possibile guerra civile e ordinò di invadere Grenada.

In realtà gli Stati Uniti miravano a prendere il controllo dell’aeroporto, che Reagan riteneva fosse utilizzato come pista di atterraggio dai bombardieri Aeroflot, che vantava i modelli più recenti dell’aviazione sovietica. La guerra fredda ancora teneva banco. Ma soprattutto non poteva essere tollerata un’altra Cuba nel cuore del Commonwealth Realm, che riunisce i Caraibi anglofoni tuttora subordinati alla Regina come capo di Stato, nonostante la cosiddetta indipendenza concessa anche a Grenada nel 1974.

Ci furono all’inizio degli scontri cruenti dove rimasero uccisi 19 marines e 116 feriti, mentre sul fronte opposto caddero 45 soldati grenadiani e 25 cubani, con circa 500 feriti. Alla fine le forze preponderanti degli invasori ebbero la meglio, appoggiati oltretutto da due contingenti dell’esercito giamaicano. Nel conflitto a fuoco morirono anche una ventina di pazienti dell’ospedale psichiatrico vicino all’aeroporto.

The Green Party

Avvocato di successo, tanto da dirigere lo studio legale più importante di St George’s – la capitale – dove era entrato da tirocinante solo pochi anni prima, Dickon Mitchell, leader di Ndc (National Democratic Congress) è l’aspirante presidente che si oppone al dominio incontrastato della dinastia al comando. “Let’s move Grenada forward” è il suo slogan elettorale. Andiamo avanti. I suoi omonimi avversari, Mitchell padre prima, e ora Keith il figlio, dirigenti del Nnp (New National Party) sono al potere dal 1995, tranne una pausa di governo Ndc nel periodo 2008-2013. Sotto i Verdi, colore dei governativi, il salario minimo è tuttora fissato a EC$ 4.50 orari (1.6 dollari) dal 2007 con un costo della vita triplicato da allora. Se si quantificano tutti i benefits dello stato sociale ereditato da Bishop – cioè salario più casa, scuola e trasporti – i dislivelli di reddito appaiono evidenti: da 570 a 2240 dollari mensili per una famiglia standard di 4-5 persone (parliamo del 75% della popolazione) a fronte di una esigua minoranza che può contare su 10.000 dollari complessivi. Per far soldi, The Green Party vende allegramente agli stranieri la cittadinanza, partendo da un minimo di 150.000 dollari senza guardare troppo per il sottile, rilasciando permessi di costruzione su aree che dovrebbero essere tutelate da vincoli ambientali.

Sesto Senso o senza senso?

Il faraonico resort Six Senses – in costruzione sul monte che fronteggia La Sagesse, una delle oasi naturali più esclusive di Grenada – sarà ultimato a fine 2022, non importa quali dei due Mitchell, Dickon Ndc o Keith Nnp, vincerà le elezioni del 23 giugno. Anche se il nuovo candidato vincesse, non potrà opporsi all’inaugurazione del resort pianificata per fine anno. NH International (Caribbean) Ltd è il colosso di Trinidad e Tobago che sta costruendo la struttura, avvalendosi dei finanziamenti di investitori venezuelani e dell’appoggio pieno del governo basato sull’alleanza con il Venezuela, che dopo la morte di Bishop ha fatto parte della sua eredità politica.

Trinidad, in virtù dei prestiti concessi nonché dei benefici derivanti dallo scalo obbligato della compagnia di bandiera Caribbean Airlines sui voli a/r che partono per Grenada dalla Giamaica, Antigua, Barbados, Dominica, St Maarten e Guyana, detiene la leadership di questa joint venture. I cinesi invece mirano al Sargassum Seaweed, alga puzzolente studiata come fertilizzante organico per l’agricoltura biologica. La Cina popolare collabora con il governo mantenendo un centro analisi a La Sagesse e sul litorale di Bathway. Grenada ha usufruito meno del turismo occidentale che ha invece arricchito il ceto medio-alto dei Caraibi classici.

L’incognita dello sviluppo è legata allo sfruttamento delle sue risorse che rischia di lasciare indietro i più deboli come già successo in Giamaica, Repubblica Dominicana e nella stessa Cuba. Il giovane Mitchell, candidato Ndc, sostiene di essere dalla parte dei poveri, ma a una settimana dal voto non ha comunicato ancora un programma che lo dimostri. D’altra parte nei cinque anni in cui il suo partito è stato al potere, il salario minimo è rimasto tal quale. Per cui non sembra essere un redivivo Maurice Bishop tornato in terra a rappresentare i loro interessi.

(Testi e foto credit © F.Bacchetta)

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