La prima camera civile del tribunale di Detmold, nel Nord-Reno Vestfalia, venerdì tratterà il primo caso legato alla mancata osservanza delle misure contro il riscaldamento climatico. Al banco dell’accusa c’è Volkswagen AG, chiamata in causa dall’agricoltore biologico Ulf Allhoff-Cramer con l’avvocato Günther di Amburgo. L’uomo, appoggiato da Greenpeace, è proprietario di un’azienda biologica e di allevamento bovino, con superfici agricole coltivate, aree verdi e boschive e rivendica che l’azienda di Wolfsburg interrompa le emissioni eccessive di anidride carbonica lamentando che le conseguenze sul clima limitano la sua attività commerciale minandone il nucleo centrale. L’imprenditore agricolo chiede quindi che Volkswagen possa equipaggiare solo il 25% di tutte le autovetture e mezzi di trasporto leggeri con motori a scoppio dal 2021 fino al 2029 e più nessuno dal 2030. O in alternativa che l’azienda sia costretta a ridurre entro tale data le sue emissioni di CO2 del 65% rispetto al 2018.

Da un rapporto di Greenpeace, citato dalla SWR, già alla fine del 1983 il direttore del dipartimento di ricerca del gruppo di Wolfsburg avrebbe avvisato il consiglio di amministrazione delle conseguenze sul riscaldamento del clima derivanti dai crescenti scarichi automobilistici di CO2. Il dirigente aveva trasmesso degli estratti di uno studio americano che lasciavano intravvedere le conseguenze sul clima e suggerivano misure concrete per evitare l’ulteriore combustione di carburanti fossili. La Volkswagen però non solo avrebbe ignorato l’avviso ma addirittura avrebbe cercato di impedirne l’applicazione per difendere il proprio modello commerciale, come dimostrerebbero prese di posizione dei dirigenti nel dibattito sull’introduzione di un limite di velocità sulle autostrade per ridurre le emissioni di anidride carbonica. In una seduta del Consiglio di amministrazione del 1984, citata dalla ARD, un portavoce dell’azienda avvisava che con l’introduzione di un limite di velocità gli autoveicoli di produzione tedesca avrebbero sofferto di una perdita di immagine e la direzione commerciale fermò la diffusione di uno studio interno sui rischi derivanti dalla crisi climatica.

Lo stesso anno, peraltro, un segretario di Stato del ministero dell’Interno si diceva molto preoccupato – sempre stando ad Ard – per l’atteggiamento restrittivo del gruppo rispetto ai traguardi ambientali del governo. Il gruppo di Wolfsburg ha cercato di limitare vincoli più stringenti alle emissioni per gli autocostruttori anche in seno all’associazione dei produttori automobilistici VDA. In un “piano del traffico” che avrebbe dovuto essere sottoposto a Helmut Kohl, l’associazione prevedeva il dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2005. Volkswagen in una seduta del consiglio nel maggio 1990 disse che si sarebbe dovuto indicare un tetto al massimo al 33% e avrebbe suggerito solo il 25%, che fu poi effettivamente riconosciuto come l’impegno volontario concordato col cancelliere, come si ricava da un verbale del ministero dei Trasporti citato dalla SWR.

Per Greenpeace l’azienda automobilistica tedesca, che è già stata sottoposta a multe miliardarie per violazioni delle disposizioni sui fumi di scappamento, cerca di nascondere – con una accesa campagna sul proprio impegno per l’elettromobilità e la decabornizzazione – che più del 90% delle sue vetture è ancora a combustione e il solo ramo automobilistico VW causa l’1% delle emissioni mondiali di CO2. Ed il rapporto dell’IPCC sul clima non lascia dubbi che l’aumento della temperatura globale è costante e causa già adesso eventi climatici estremi. La prima udienza di venerdì servirà a sondare le posizioni delle parti, i giudici stabiliranno probabilmente un termine entro il quale l’agricoltore biologico potrà prendere posizione rispetto alla memoria di un centinaio di pagine con cui lo studio Possner, Spieth, Wolfers e Partner di Berlino, che difende Volkswagen, chiede il rigetto della causa. Potrebbe poi esserci ancora uno scambio ulteriore di memorie e quindi una decisione potrebbe giungere già in estate. Il tribunale potrebbe tuttavia anche valutare necessario entrare nella fase probatoria, ad esempio affidando a un perito di chiarire e quantificare se l’attore ha sofferto minori introiti riconducibili alle emissioni provocate da VW. Wolfram Wormuth, portavoce del tribunale, dichiara a Ilfattoquotidiano.it che in tal caso una sentenza non ci sarebbe prima della fine dell’anno e forse anche oltre. La parte soccombente potrebbe poi ancora investire della questione la Corte di Appello di Hamm.

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