Vi viene in mente un libro pubblicato nel ventesimo secolo del quale ci ricordiamo ancora? Non ce ne sono tanti, ma uno ha lasciato una traccia così importante che ne celebriamo quest’anno il cinquantenario. E’ il libro del 1972 intitolato I Limiti dello Sviluppo. Il titolo originale in inglese era I Limiti alla Crescita e ne avevo già parlato tre anni fa su il fattoquotidiano.it.

Forse ve ne ricordate anche voi: I Limiti dello Sviluppo era lo studio che diceva che l’economia non poteva continuare a crescere per sempre. E non solo questo: diceva anche che se continuavamo a sfruttare le risorse naturali e a non preoccuparci dell’inquinamento, le cose avrebbero cominciato ad andare piuttosto male. Anzi, parecchio male. Quando? I calcoli presentati nel libro dicevano che i nodi sarebbero venuti al pettine durante i primi 1-2 decenni del ventunesimo secolo. Non sarà che ci stiamo arrivando proprio adesso? Non lo possiamo dire con certezza, ma qualche sospetto è perlomeno legittimo.

I Limiti dello Sviluppo portava un messaggio non facilmente digeribile negli anni 1970, molto difficilmente digeribile anche oggi. Non è sorprendente che negli anni lo studio sia stato criticato e demonizzato in tutti i modi possibili, al punto che, ancora oggi, molti lo ritengono “sbagliato” per qualche ragione. Ma non c’era niente di sbagliato nello studio, solo le inevitabili incertezze nella valutazione dei parametri di un sistema complesso. Il punto è che il fatto stesso che ci sia stata questa pesante demonizzazione dimostra che diceva qualcosa di importante. Qualcosa di fondamentale per la nostra sopravvivenza come civilizzazione e forse addirittura come specie umana.

Ma cosa aveva quel libro di speciale? Molte cose: fra le tante era il primo studio che affrontava i problemi del futuro dell’umanità in modo “sistemico”, usando un modello che, per l’epoca, era incredibilmente sofisticato. Vi spiego: oggi si fa gran parlare di “intelligenza artificiale”, ma il concetto era nato negli anni 1960 e lo studio dei Limiti dello Sviluppo era parte del concetto di utilizzare i computer come uno strumento per aiutare l’intelligenza umana.

Il problema dei limiti umani a valutare problemi complessi esiste ed è importante. Chiedete a chiunque quali sono le ragioni dei vari disastri che stiamo vivendo. La grande maggioranza vi risponderanno con cose tipo, “Sovrappopolazione!” “Cambiamento climatico!” “Troppi immigranti!” “Il debito pubblico!” “il picco del petrolio!” E così via. Ma quale di questi problemi è quello veramente importante? O forse sono tutti importanti?

E qui viene fuori l’aiuto del computer. Nonostante l’uso (e l’abuso) del termine “intelligenza artificiale”, il computer non è intelligente, ma proprio per questo tiene conto di tutto senza pregiudizi o preferenze personali. Così, nel 1972, gli autori dei Limiti dello Sviluppo avevano creato un sistema di calcolo che analizzava l’evoluzione dell’economia che teneva conto di vari parametri: la disponibilità di risorse, l’inquinamento, la crescita della popolazione e altri.

Non era una profezia, non era un programma politico, non aveva niente a che fare con la religione o la morale. Il modello dei Limiti dello Sviluppo rispondeva semplicemente alla domanda “cosa succederà se…?” I risultati erano inaspettati, soprattutto in un epoca di ottimismo in cui non si vedevano limiti di nessun tipo alla crescita economica. E invece no. Il modello diceva che l’economia rimaneva orientata verso la crescita a tutti i costi, prima o poi avrebbe raggiunto i limiti fisici planetari. E il problema non era soltanto che la crescita economica si sarebbe fermata. Era molto peggio: il modello prevedeva il collasso del sistema.

E così, ci ritroviamo oggi vicini a quel punto critico che il modello dei Limiti dello Sviluppo vedeva come il possibile inizio del collasso economico globale. Siamo veramente condannati a collassare? Forse sì, ma fatemi ripetere che lo studio dei Limiti dello Sviluppo non era una profezia: era soltanto una valutazione basata sui parametri disponibili. Oggi, molte cose sono cambiate.

La rivoluzione delle tecnologie rinnovabili ci mette in grado di falsificare lo scenario di collasso che sembrava inevitabile fino a pochi anni fa. Ma, attenzione, questo non vuol dire che l’energia rinnovabile arriva gratis: ci dobbiamo investire sopra e non poco. Purtroppo, fino ad oggi, non abbiamo investito abbastanza sulle rinnovabili, per non parlare degli ostacoli burocratici che ostacolano le nuove installazioni. E se non rimpiazziamo i fossili alla svelta, collassiamo sicuramente.

Nel frattempo, c’è un nuovo libro intitolato Limits and Beyond (“Oltre i Limiti”) che esce in questi giorni, edito da me e Carlos Alvarez Pereira, che rivede tutta la storia dello studio dei Limiti dello Sviluppo e le sue implicazioni per il futuro. La versione italiana è prevista per settembre. Ce la faremo a evitare il collasso? Sarà una lotta dura ma, dopotutto, perché no?

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