Quando parlo in pubblico, tendo a presentarmi come membro del Club di Roma. Un po’ perché ne sono orgoglioso, ma anche un po’ per attirare l’attenzione del pubblico. In effetti, spesso viene fuori qualcuno che mi chiede, “ma come la mette, professore, con le previsioni sbagliate del Club di Roma?” E anche se non viene fuori nessuno, lo so che qualcuno lo pensa. Anche nei commenti ai miei post sul Fatto Quotidiano, queste “previsioni sbagliate” vengono fuori spesso.

Ma è vera questa storia? E che cos’erano esattamente queste “previsioni sbagliate”? Non sembra che sia chiaro a chi le menziona: si dice che il Club di Roma avesse previsto l’esaurimento del petrolio entro il 1988, oppure di altre cose tipo il rame, o il ferro, o cose del genere. Qualcuno viene fuori a dire che secondo queste famose previsioni, saremmo dovuti già essere tutti morti da un pezzo.

Ma sono solo leggende, quelle che oggi chiamiamo fake news. Fra scie chimiche, rettiliani al governo, vaccini killer, gattini in bottiglia e cani cucinati al ristorante cinese, non c’è da stupirsi se siano nate varie leggende anche intorno al Club di Roma che studia il futuro dell’umanità. Di questa storia vi avevo già accennato in un post precedente, ma qui pensavo di raccontarvi qualche dettaglio in più.

Allora, tutto comincia con il rapporto del 1972 intitolato The limits to growth (in italiano noto come “I Limiti dello Sviluppo”). Era uno studio a lungo termine dell’economia mondiale commissionato dal Club di Roma e realizzato da un gruppo di ricercatori del prestigioso Mit di Boston. I risultati dello studio non erano poi tanto sorprendenti: diceva che la crescita economica mondiale non poteva durare all’infinito su un pianeta finito – e fin qui è difficile non essere d’accordo.

Poi, sulla base di ipotesi ragionevoli, veniva fuori che la crescita si sarebbe arrestata entro i primi decenni del ventunesimo secolo, perlomeno se nessuno faceva niente per evitarlo. Dopo, sarebbe venuto il declino. Su questo, non possiamo ancora dire se lo studio aveva ragione, ma fino a oggi ha descritto abbastanza bene l’andamento dell’economia mondiale. Ma, come vi potete immaginare, questi risultati non andarono a genio a tanta gente. Il risultato fu una campagna denigratoria, in parte spontanea e in parte probabilmente anche sponsorizzata da qualche potente gruppo economico.

A questa storia ho dedicato un capitolo intero nel mio libro del 2011 I limiti alla crescita rivisitati (solo in inglese, purtroppo). Per farla breve, comunque, lo studio del 1972 ha generato moltissime leggende, inclusa quella che il Club di Roma era una setta segreta il cui scopo era rendere schiavi, o forse sterminare, la maggioranza dell’umanità.

Ma la leggenda che ha avuto il maggior successo fu inventata nel 1989 da un giornalista americano, Ronald Bailey. Secondo lui, lo studio dei limiti alla crescita prevedeva l’esaurimento entro il ventesimo secolo di certe materie prime (metalli, idrocarburi, eccetera). Alcune sarebbero già dovute essere esaurite prima di quando lui scriveva. E queste previsioni erano, ovviamente, delle sciocchezze che inficiavano completamente tutti i risultati dello studio (sempre secondo Bailey).

Ma non era vero nulla. Bailey aveva solo trovato dei numeri in una tabella e li aveva citati fuori contesto. Non erano “previsioni,” erano esattamente il contrario: servivano per dimostrare che certe ipotesi non erano verosimili, come era chiaro dal testo. I risultati veri dello studio dicevano tutt’altra cosa: non si doveva esaurire niente prima della fine del ventunesimo secolo, mentre il crollo dell’economia era il risultato del graduale aumento dei costi di sfruttamento.

Ma non importa che le fake news siano basate su dati reali, si diffondono comunque. E così è venuta fuori la leggenda delle “previsioni sbagliate” del Club di Roma. Incredibilmente, più di trent’anni dopo, ancora la gente ci crede. E oggi? Beh, tutte le previsioni sono incerte ma, perlomeno, se quelle del Club di Roma non erano sbagliate, allora potrebbe anche venir fuori che erano giuste!

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