Non sono un fotografo. E di certo non ho neppure le capacità analitiche per parlare dell’arte dentro l’obiettivo di Letizia Battaglia.
Ma sono Palermitano. Profondamente palermitano. E in questa città ho vissuto e sono cresciuto. Negli anni più terribili.

Anni in cui l’odore di zagara e gelsomino veniva sopraffatto da quello della polvere da sparo. Anni in cui i lenzuoli servivano a coprire i cadaveri – gli stessi fotografati dalla Battaglia – e non erano ancora appesi ai balconi per dire basta con mafia, stragi e ambiguità verso la mafia. Quella città irrorata dal sangue rosso e resa in bianco e nero. Nella sua dualità di scrigno di meraviglie e di orrori indicibili a parole e raccontabili, spesso, solo attraverso le immagini fissate su pellicola.

Ecco, Letizia Battaglia questa città ha saputo raccontare e analizzare. Senza fermarsi solo al racconto. La sua vita, che nel momento della morte ancora di più va raccontata e sentita, si è intrecciata con la vita stessa di Palermo. In prima persona.

Assumendo anche l’onere di caricare su se stessa il peso delle responsabilità amministrative e politiche. Eccola allora deputata regionale in Sicilia nella stagione di Capaci e Via D’Amelio. Eccola allora assessora nella giunta di Leoluca Orlando e della primavera. Non nelle vesti, comode, di testimonial ma con la capacità di intervenire per cambiare percezione e pezzi di città.

Sua la mano dietro la restituzione, anche simbolica, del mare ai palermitani restituendo il foro italico- e quanto sarebbe appropriato che proprio a Letizia Battaglia venisse intitolato quello spazio – alla fruizione e sottraendolo all’orrore del degrado. Sua, ancora, una delle mani e delle menti che hanno consentito di risanare il centro storico abbandonato negli anni del sacco di Palermo.

La Palermo Bambina, umiliata e violata da povertà e mafia, che voleva essere libera dal dolore e dal grigio sporco riversatole addosso per una interminabile stagione è stata raccontata, analizzata, mostrata senza veli. Mai esposta come semplice rappresentazione dell’orrore ma sempre come atto d’amore. Verso Palermo e la sua gente.

C’era amore in ogni scatto. Almeno io, da profano, sempre questo ho sentito. Amore che significa anche rabbia. Urlo. Richiesta di attenzione. La stessa che ragazzino urlavo nella tremenda estate del 1992 e che una parte, almeno una parte, di Palermo ha urlato contro la Mafia che diventava istituzione, occupando i palazzi del potere e la stessa anima di questa città.

L’amore nelle foto di Letizia Battaglia resta intatto. Anche oggi che in città non si respira più l’odore della polvere da sparo. L’amore che oggi porta ogni domenica migliaia di palermitani a godersi il sole su quel prato davanti al mare, dono e promemoria di una donna che ha saputo raccontare Palermo al mondo e, soprattutto, ai palermitani.

Grazie di tutto Letizia, occhi e anima di Palermo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Letizia Battaglia, quando raccontò di aver fotografato l’omicidio Mattarella “per caso”. E sullo scoop su Andreotti disse: “Non sapevo di avere quello scatto”

next
Articolo Successivo

“Dovevamo rapire Berlusconi ma da Palermo telefonarono per dirci di rientrare in Sicilia. Pochi giorni dopo ad Arcore arrivò Mangano”

next