L’ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, il settantenne Domenico Tallini (Forza Italia), è stato assolto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso nel processo “Farmabusiness“. Tallini, finito agli arresti domiciliari nel novembre 2020 – misura poi revocata dal Tribunale del Riesame – era imputato per illeciti nella vendita all’ingrosso di farmaci da parte della cosca ‘ndranghetista dei Grande Aracri di Cutro (Crotone): la pubblica accusa, rappresentata dal Procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm Domenico Guarascio, aveva chiesto la condanna a sette anni e otto mesi. Oltre a lui, la giudice dell’udienza preliminare Barbarà Saccà ha assolto altre cinque persone a conclusione del processo in rito abbreviato. Quattordici, invece, i condannati a pene tra i due e i 16 anni di reclusione. “Sono soddisfatto e, di conseguenza, posso dire di avere riacquistato la mia serenità per la sentenza emessa mei miei confronti dal giudice dell’udienza preliminare”, ha commentato Tallini. Ho sempre ritenuto infamanti, oltre che del tutto insussistenti i reati che mi venivano contestati. Proseguo dunque la mia attività politica tranquillamente e con la forza della mia coscienza”.

Secondo i pm, i rapporti di Tallini con la famiglia mafiosa ruotavano attorno alla costituzione di una società, la Farmaeko con base a Catanzaro, finalizzata alla distribuzione all’ingrosso di prodotti medicinali mediante una rete di punti vendita costituiti da farmacie e parafarmacie (20 in Calabria, due in Puglia e una in Emilia Romagna). In qualità di assessore regionale (fino al 2014), Tallini era accusato di aver fornito un contributo alla cosca che i pm definivano “concreto, specifico e volontario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione”. Un contributo legato, nella ricostruzione della Procura, alla fase di avvio del progetto imprenditoriale, e ricambiato anche dal sostegno della cosca alle elezioni regionali del novembre 2014. L’aiuto di Tallini, ritenevano gli investigatori, sarebbe stato decisivo per favorire e accelerare l’iter burocratico iniziale per ottenere le necessarie autorizzazioni per la costituzione della società per la distribuzione di medicinali.

La condanna più pesante – 16 anni, la stessa pena chiesta dai pm – è stata inflitta a Domenico Scozzafava, imputato di associazione mafiosa e ritenuto il principale artefice, per conto della cosca Grande Aracri, dell’affare legato alla vendita illecita di farmaci. Nel procedimento era imputata anche Giuseppina Mauro, moglie di Nicolino Grande Aracri (ritenuto il capo della cosca): è stata condannata a condannata a 14 anni. Dieci anni e otto mesi, invece, per sua figlia Elisabetta, due anni e otto mesi per il fratello Domenico. Secondo l’accusa, a organizzare l’affare dei farmaci è stato Salvatore Grande Aracri, parente di Nicolino, condannato a 11 anni e 4 mesi. Ha patteggiato una condanna a un anno e un mese di reclusione, infine, Giovanni Abramo, genero di Nicolino Grande Aracri, che negli ultimi tempi aveva collaborato con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Il gup Saccà ha anche disposto una provvisionale esecutiva di 500 mila euro in favore del Ministero dell’Interno, costituito parte civile nel processo.

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