C’è una scuola a Catania dove gli studenti fanno didattica a distanza non a causa del Covid, ma perché da tre mesi esatti non possono entrare nelle loro aule a causa del crollo di una falda del tetto. Si tratta del liceo scientifico “Boggio Lera”, nel centro storico della città protetta da Sant’Agata. Il dirigente scolastico Donato Biuso lancia l’appello: “Non possiamo andare avanti così. Servono al più presto dieci aule aggiuntive, oltre alle attuali, per trovare una soluzione fino al termine degli interventi strutturali di messa in sicurezza che devono essere fatti rapidamente”.

L’avverbio usato dal preside non è casuale perché il problema maggiore da settimane è la lentezza del cantiere. L’odissea al liceo “Boggio Lera” è iniziata nella notte tra il 9 ed il 10 novembre scorso, quando è crollata una falda del tetto del plesso centrale dell’ istituto. Immediato l’intervento dei Vigili del Fuoco e dei tecnici della Città Metropolitana che hanno preso atto del pessimo stato del resto dei tetti della struttura e disposto prima la chiusura dell’intero edifico e successivamente quella dei locali immediatamente sotto i tetti a falde e del piano terra. Un problema non di poco conto: dall’oggi al domani, 31 classi non hanno avuto a disposizione alcuna aula e sono state costrette a partecipare a distanza alle lezioni.

Il capo d’istituto punta il dito contro l’inerzia delle istituzioni: “La causa del cedimento è stata l’assenza di manutenzione negli anni. È probabile che i fortissimi venti del 5 ottobre scorso, oltre a scoperchiare il lucernaio, abbiano stressato in modo irreversibile le strutture principali dei tetti già deteriorate da anni di abbandono. A causa del danneggiamento del tetto del laboratorio di fisica avevo richiesto alla Città Metropolitana un intervento di controllo e ripristino dello stato di sicurezza relativo alle coperture che non è stato eseguito”.

Un calvario per la comunità scolastica del liceo catanese: il 30 novembre Città Metropolitana ha autorizzato il riutilizzo delle aule del piano terra previa rimozione dei comignoli parafulmini dal colmo della copertura. I lavori sono stati assegnati (con incarico straordinario) alla società Pubbliservizi Spa che aveva il compito di rimuovere velocemente i sei comignoli dal colmo dei tetti, in modo da restituire le 14 aule del piano terra alle classi. “Solo dopo più di due settimane – sottolinea Biuso – sono stati allestiti i ponteggi necessari ma dal 18 al 13 gennaio non si è visto un solo operaio. I lavori sono finiti solo venerdì scorso. Tecnicamente per la rimozione dei comignoli sarebbero stati necessari nove giorni e invece ce ne sono voluti 54”.

Ma non è finita. Restano inutilizzabili ancora tutti i locali sotto falda: il cantiere – secondo le previsioni del dirigente – potrebbe durare anche più di un anno. “Per sopperire, in parte, alla mancanza di 21 aule – racconta Biuso – ne sono state recuperate sette in un’altra scuola. Utilizzando tutti gli spazi dove è stato possibile ricavare sezioni (laboratori, palestra, presidenza, aula magna, aula Covid), fruendo di locali presso la Curia arcivescovile sono ancora sedici le classi senza aule costrette a lavorare con didattica a distanza”.

Una situazione che esaspera tutti: i ragazzi, le famiglie, ma anche gli insegnanti. Una delle più attive, la docente di filosofia Alessandra Stanganelli spiega: “Avere una sede centrale, una succursale e un’altra sede ancora crea un gran disagio anche a noi professori che dobbiamo spostarci da una parte all’altra in una stessa giornata”.

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