Un giudice federale di Washington Dc ha cancellato le concessioni di gas e petrolio su un’area di oltre 300 mila kmq nel Golfo del Messico, affermando che l’amministrazione Biden non ha tenuto sufficientemente in considerazione gli effetti sul cambiamento climatico. Lo scorso anno, infatti, la Casa Bianca aveva autorizzato la vendita di licenze in quella che è considerata la più grande asta nella storia Usa. La decisione è un’importante vittoria per gli ambientalisti, mentre suona come uno schiaffo per il presidente, che aveva promesso di bloccare nuove concessioni nelle acque e nelle terre federali.

In effetti, dopo l’insediamento, Biden firmò un ordine esecutivo per sospendere il rilascio di nuove licenze. Ma i procuratori repubblicani di 13 Stati fecero ricorso e un giudice federale della Louisiana bloccò il provvedimento, ordinando all’amministrazione di tenere le aste nel Golfo del Messico che erano già state programmate. Il governo ha quindi proceduto alla concessione, sostenendo che altrimenti il ministro delle risorse naturali rischiava di essere denunciato per oltraggio alla corte. Ma gli ambientalisti avevano obiettato che l’amministrazione aveva altre opzioni, compresa una nuova analisi per valutare l’impatto dell’estrazione di gas e petrolio. Ed è proprio quello che ha raccomandato il giudice della capitale, sostenendo che il ministero delle risorse naturali si è basato su analisi datate dell’amministrazione Trump, secondo cui le perforazioni nel Golfo del Messico non avrebbero aumentato l’effetto serra. Solo dopo una nuova valutazione di impatto ambientale si potrà decidere se bandire una nuova asta.

Secondo i gruppi ambientalisti, la decisione del giudice offre al presidente di rispettare la promessa elettorale di fermare le licenze offshore in acque federali.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Terra dei fuochi, i 200 milioni per la riqualifica verranno sperperati. Mentre i registri tumori restano fermi

next
Articolo Successivo

Parchi naturali, per l’Ue il territorio protetto deve raddoppiare entro il 2030. “Tanti meriti per la legge del 1991, ma ora va aggiornata”

next