“Siamo la natura che si difende e che si ribella. Non ci fermeremo finché la politica non agirà sul serio per fermare il collasso climatico ed ecologico“. Ad un mese dalla ripartenza delle manifestazioni, i Fridys for Future scendono di nuovo in piazza. Questa volta a Roma, in occasione dell’inizio del G20, del 30 e 31 ottobre. Nella città si riuniranno infatti i Paesi più industrializzati del mondo, i responsabili dei due terzi del commercio e dell’80% del Pil globale. Ma allo stesso tempo coloro che emettono il 75% delle emissioni totali di Co2. Sono loro ad avere il potere di invertire la tendenza e rispettare gli Accordi di Parigi. A scorrere non sono però solo i giorni che avvicinano alla Cop 26 di Glasgow- “l’ultimo momento possibile” secondo l’attivista torinese Valentina Bonavoglia – al via il 31 ottobre, ma anche le lancette del climate clock: lo dimostrano gli eventi estremi “sempre più frequenti e distruttivi” che hanno riguardato la Sicilia negli ultimi giorni.

Il corteo partirà alle 15:00 da Piazzale ostiense (Piramide), si sposterà in Piazza Testaccio e affiancherà il Tevere per arrivare in zona Bocca della verità. Rispetto allo sciopero del 22 settembre – il primo in presenza dall’inizio della diffusione del Covid- 19 – e ai giorni precedenti alla Pre Cop di Milano, c’è più disillusione: “Gli stessi poteri, le stesse ricette, gli stessi interessi, la stessa ingiustizia che ci hanno portato nella crisi e nella pandemia”. Tra gli ambientalisti – giovani e meno – che ormai cinque venerdì consecutivi partecipano alle manifestazioni, rimane però la convinzione di stare inseguendo un obiettivo difficile, ma importante: “Con le nostre proteste stiamo dimostrando che un altro mondo non solo è necessario, ma è possibile, se lotteremo per realizzarlo”.

L’obiettivo è chiaro: “Siamo la natura che si difende e che si ribella – si legge in un post su Instagram del movimento fondato da Greta Thunberg – Esigiamo una transizione ecologica giusta e radicale”. Come ribadito dalla portavoce nazionale Martina Comparelli, ancora una volta i Fridays chiederanno una riconversione equa alle energie rinnovabili e l’abbandono dei combustibili fossili. I costi di tali misure non devono però “pesare sui cittadini”, bensì sugli stati – che non sono riusciti ancora ad elaborare dei piani verosimili ed efficaci per abbattere le emissioni – e sulle imprese del settore “Quante altre persone dovranno pagare sulla propria pelle le conseguenze del Business as usual – si chiede in una nota l’associazione – quanti gas serra verranno ancora emessi, quanti territori saranno distrutti e quanto smog dovremo ancora respirare prima che i cari politici la smettano con il solito BlaBlaBla?”. La battaglia per la giustizia climatica converge con le lotte per quellasociale e di genere per la dignità delle persone e del lavoro, per liberare il mondo da armi, muri, razzismi e fascismi, per la rivoluzione della cura”.

Probabilmente questa edizione del G20 sarà simile a tutte le altre con pochi rappresentanti che “continueranno a decidere le sorti del mondo intero, guidati dai consigli delle grandi multinazionali e silenziando le richieste della società civile, sistematicamente esclusa dalle discussioni”. Lo hanno dimostrato anche le recenti tensioni: due giovani sono stati fermati oggi dalle forze dell’ordine, perchè esponevano davanti alla futura sede del vertice uno striscione con la scritta “La catastrofe arriva, è ora di agire!”. L’alternativa è però è “far sentire le nostre voci in piazza – affermano i Fridays – Vogliamo avvertire i ministri: se non conteniamo l’aumento di temperatura sotto gli 1.5°C, il livello del mare si alzerà tanto che diventeranno questi i mezzi che ministri e delegati useranno per arrivare ai Summit: velieri, barche, gommoni!“.

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