La sorpresa è arrivata a metà della prima udienza preliminare. Anche il ministero delle Infrastrutture e la presidenza del Consiglio dei ministri hanno chiesto di costituirsi parte civile nei confronti degli imputati nel processo per la strage del ponte Morandi. Non proprio tutti, però. Perché la domanda risarcitoria dei due organi dello Stato esclude Autostrade per l’Italia. La notizia arriva nel giorno in cui il ministero guidato da Enrico Giovannini ha annunciato i contenuti del piano economico-finanziario che recepisce l’accordo con la concessionaria chiuso a luglio 2020 dal governo Conte II: si prevede l’esecuzione, da parte della società di investimenti per 13,6 miliardi sulla rete e misure per la collettività per un importo di 3,4 miliardi, di cui 1,5 destinati alla Liguria e alla città di Genova “per nuove infrastrutture, riduzione dei pedaggi e altri interventi a favore degli operatori economici e dei cittadini della Val Bisagno”. In attuazione dello stesso accordo, Aspi passerà a breve in mano pubblica con l’acquisto della quota di proprietà di Atlantia (l’88,09%) per 7,9 miliardi di euro da parte del Consorzio Holding formato da Cassa depositi e prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie.

Via al processo per il disastro – L’udienza si è aperta intorno alle 10 del mattino di fronte al giudice Paola Faggioni, nella tensostruttura da 200 posti allestita nel cortile del palazzo di giustizia di Genova: dopo l’appello delle parti, sono state depositate le oltre trecento richieste di costituzione di parte civile da parte dei soggetti che si ritengono lesi dal reato, molti dei quali non rientravano nell’elenco di parti offese stilato finora. La richiesta del ministero delle Infrastrutture, che conta tra gli indagati una decina di propri dirigenti, ha reso automaticamente incompatibile l’avvocato dello Stato che finora rappresentava uno di loro: Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per la Liguria, il Piemonte e la Valle d’Aosta, che ha rinunciato al mandato e dovrà essere sostituito (provvisoriamente è stato nominato dal gup un legale d’ufficio).

Le prossime tappe – Per poter esaminare tutte le richieste, l’udienza è stata rinviata al prossimo 8 novembre alle ore 9. Prima, il giudice si era ritirato in camera di consiglio per valutare la richiesta, poi approvata, di alcune aspiranti parti civili di poter argomentare in aula la propria richiesta di costituzione in giudizio. A sollevare l’istanza è stato l’avvocato Raffaele Caruso, legale del Comitato parenti delle vittime: “In sostanza – spiega al fattoquotidiano.it – vogliamo poter discutere le richieste di escluderci dal processo che arriveranno dalle difese, senza affidare le nostre ragioni al semplice atto scritto che depositeremo”. Alla richiesta si erano associati i pubblici ministeri, mentre i difensori degli imputati si erano opposti. La discussione e la decisione sulle parti civili avverranno nel corso della prossima udienza.

La ricusazione del gup – Intanto sono state depositate in Corte d’Appello la richiesta di ricusazione del gup Faggioni da parte delle difese di alcuni degli imputati più importanti: tra gli altri, l’ex ad di Autostrade Giovanni Castellucci, l’ex direttore centrale operazioni Paolo Berti e l’ex responsabile delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli. Gli avvocati sostengono che il giudice non può svolgere il proprio ruolo in modo imparziale perché è lo stesso magistrato che a novembre 2020 “espresse un giudizio” sull’operato degli imputati ordinando gli arresti di Castellucci, Donferri e Berti nell’ambito del procedimento sulle barriere fonoassorbenti pericolose. Faggioni ha comunicato alle parti in aula di aver preso atto del deposito delle istanze, ma non ha sospeso l’udienza come avrebbe potuto fare. Tutti gli atti compiuti, esclusi quelli aventi valore di prova, resteranno validi anche in caso di sostituzione del giudice. La decisione della Corte d’Appello sulla questione è attesa entro la prossima udienza.

I parenti delle vittime – Presenti numerosi familiari delle vittime, tra cui Egle Possetti, la presidente del comitato ricordo che proverà a farsi ammettere parte civile come soggetto collettivo: “È importante esserci, il Comitato ha tutto il diritto di esserci. Speriamo di non assistere alle scene che abbiamo visto nel corso dell’incidente probatorio, con atteggiamenti sprezzanti da parte di certe difese”, ha dichiarato ai cronisti prima di entrare. Possetti e la famiglia Battiloro sono le uniche parti offese a non aver accettato i risarcimenti offerti in via extragiudiziale da Autostrade, e che quindi potranno costituirsi parti civili anche individualmente. “Anche di recente gli avvocati di Aspi hanno tentato un’interlocuzione”, ha detto Roberto Battiloro, padre di Giovanni, 29enne campano rimasto ucciso nel disastro, “ma a noi interessa essere parte attiva nel processo perché gli assassini di mio figlio e delle altre 42 vittime vadano in carcere con una giusta pena. I fatti sono chiarissimi, nessuno è esente da responsabilità. La procura in 38 mesi ha fatto un gran lavoro, speriamo che le cose procedano al meglio perché c’è il rischio delle prescrizioni, che diminuirebbero le pene. Finora l’unico ergastolo è il nostro, che abbiamo perso una persona cara“.

Gli imputati e le accuse – Gli imputati sono 61 tra tecnici e dirigenti di Autostrade per l’Italia (Aspi) e della controllata per le manutenzioni Spea Engineering, più le due stesse società, nonché funzionari e consulenti del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Quasi nessuno ha scelto di presentarsi in aula. I pm Massimo Terrile e Walter Cotugno li accusano, a vario titolo, di una lunga serie di reati: crollo doloso, disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale e attentato alla sicurezza dei trasporti per il collasso del viadotto; falso materiale, ideologico e in documenti informatici per le false relazioni trimestrali in cui “si attestava, contrariamente al vero, che tutte le parti del viadotto, compresi gli interni di tutti i cassoni sottostanti all’impalcato, erano state ispezionate a distanza ravvicinata; omissione d’atti d’ufficio perché, ciascuno nell’ambito del proprio ruolo, omettevano di adoperarsi “affinché si procedesse, sugli stralli della pila 9 (quella crollata, ndr) a interventi che, se realizzati, avrebbero impedito con certezza il crollo (…) o, in alternativa, affinché il traffico veicolare sul viadotto venisse interdetto”.

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