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“Il capo mi urlava: bastardo fai veloce”: le testimonianze dei “para-schiavi” al lavoro nel cantiere del Consolato Usa a Milano

Sono decine i racconti dei lavoratori che, secondo la procura, sono stati sfruttati dall'azienda americana: "Uno era caduto dalle scale. Non era stata chiamata l'ambulanza"
“Il capo mi urlava: bastardo fai veloce”: le testimonianze dei “para-schiavi” al lavoro nel cantiere del Consolato Usa a Milano
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“Bastardo fai veloce, altrimenti ti spacco il culo. Muoviti quando vai in bagno testa di cazzo”. Testimonianze dal cantiere milanese del costruendo nuovo Consolato americano. I capoturno del colosso Usa Caddell Costruction urlano in faccia agli operai indiani che accelerano il lavoro senza la minima sicurezza. “Un operaio era caduto dalle scale mentre portava del materiale. Non era stata chiamata l’ambulanza. Dopo due giorni è stato rimandato in India e non è più rientrato. In molti si facevano male ma si cercava sempre di risolvere il problema in cantiere con medicazioni veloci”.

I capoturno radunano gli operai all’alba fuori da residence dormitorio dell’hinterland e qui li riportano a sera, dopo dodici ore di lavoro a meno di due euro all’ora. Tutti indiani fino a 500 nell’ultimo anno che in fila con sacchi di plastica entrano dal piccolo ingresso di piazzale Accursio e da qui escono. Tutti controllati da telecamere e dalla sicurezza privata. A fine turno attendono i pullman. Hanno i volti brutalizzati dalla fatica, lo sguardo assente o perso dentro al cellulare. Sono i nuovi schiavi, quelli che il general contractor Caddell Construction, storico appaltatore dell’amministrazione Usa, “sfrutta” per mettere in piedi il nuovo consolato a Milano.

Il colosso edilizio ha sede in Alabama e risulta già attivo per conto del governo Trump nella costruzione del muro anti-migranti lungo i confini messicani. Ora in Italia è finito indagato e messo sotto controllo giudiziario da parte della Procura diretta da Marcello Viola, mentre il suo rappresentante in Italia, il turco Ulas Demir, fermato domenica mentre fuggiva dall’aeroporto di Orio al Serio, è indagato per sfruttamento del lavoro.

L’unico al momento, seppur di caporali violenti sono zeppi i racconti degli operai. Minacce verbali, pestaggi, fino al sequestro di persona (reato non contestato). “Aji si arrabbiava e dopo avermi spintonato mi rinchiudeva all’interno del suo ufficio dal quale per poter uscire non ha una chiave ma richiede una password che io non conoscevo”. Per la Procura è “para-schiavismo” e va avanti da cinque anni a due passi dalle luci di City Life. Gli invisibili, secondo il pm Paolo Storari, sono stati sfruttati a partire dal 2021 quando inizia “l’imponente progetto di rigenerazione urbana” che per la Caddell vale oltre 200 milioni di dollari e che porterebbe circa 65 milioni di euro di investimento nell’economia locale.

Mohammed, qui in piazzale Accursio, lavora da due anni. In Italia ci arriva dopo essere stato agganciato dalla Dynamic House di Nuova Delhi: “Mi ha offerto un contratto con la Caddell per l’Arabia Saudita. Nel 2023 vengo contattato da Visal per un nuovo lavoro in Italia per il Consolato americano”. Un altro operaio racconta del pizzo pagato alla Dynamic: “Ho dovuto pagare 5mila euro (500 mila rupie) per venire in Italia. Denaro che ho consegnato a Visal in contanti negli uffici della Dynamic. Ho dovuto vendere dell’oro di mia moglie e richiedere un prestito ad amici. Visal mi ha minacciato di non darmi il visto se non avessi dato i soldi e mi ha detto di non raccontarlo a nessuno”.

In India però gli operai non firmano alcun contratto. Pagano e volano in Italia. E solo nel nostro Paese firmano un contratto di cui sconoscono il contenuto e non gli viene data copia. “A firmare per la società – racconta un altro lavoratore – è stato un indiano di nome Aji”. L’arrivo in Italia viene gestito dal turco Demir “che è arrivato a Malpensa con un furgone e ci ha portati al Residence Ripamonti”. Dopodichè Aji accompagna i connazionali ad aprire conti correnti.

Ufficialmente devono prendere 1.400 euro al mese. Ma la realtà presto si dimostra un’altra: 510 euro vengono addebitati per l’alloggio e 350 per il vitto, da pagare in contanti ai caporali/capoturno di nascosto e fuori dal cantiere. Al netto di quel che rimane, Gopal manda 300 euro alla famiglia in India “per le necessità primarie di vita e spese mediche mentre per me rimanevano quei pochi soldi per la cena, non potevo permettermi altro”. Come gli schiavi. “Mi ero fatto male, Aji mi ha detto che in ospedale non si va, mi ha dato qualcosa presente in cantiere, dicendomi che sono lì per lavorare e non per lamentarmi”.

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