“Oggi non se n’è parlato”, “chiedete al governo”. Così Maurizio Landini sul tema del salario minimo, parlando con i giornalisti al termine dell’incontro con il governo a Palazzo Chigi. Per il numero uno della CGIL, che non si sottrae alle domande de ilfattoquotidiano.it dopo le aperture sul tema degli giorni scorsi il salario minimo non è esattamente la priorità, che invece Landini fissa nel “superamento dei contratti pirata e nel dare validità generale ai Contratti Nazionali di Lavoro”. La prima cosa fare nel mondo del lavoro? Per il segretario “ci sono cose da fare tutte insieme, quindi c’è sia il problema di evitare che vengano licenziate persone che sono coinvolte nei settori in cui si sbloccano i licenziamenti che non hanno neppure gli ammortizzatori sociali (il 31 ottobre scade blocco per piccole imprese, ndr), poi c’è un problema di come crei nuovi posti di lavoro. Questo – dice – spiega come c’è bisogno di riforme non solo degli ammortizzatori sociali, ma anche di politiche attive nel nostro Paese”. Ma per Landini, se secondo alcune stime ci sono circa 300mila posti di lavoro che in Italia restano vuoti, una ragione c’è. “Che i salari in Italia siano bassi è sotto gli occhi di tutti ed è chiarissimo. E noi al governo abbiamo detto che nella riforma fiscale bisogna abbassare la tassazione dei lavoratori dipendenti e per i pensionati – spiega – Dall’altra parte, se parliamo di situazione contrattuale, noi abbiamo 900 contratti nazionali di cui una buona parte di questi sono pirata. Quindi c’è bisogno di una legge sulla rappresentanza, che a partire dalla validità generale dei Contratti Nazionali di Lavoro che oggi non c’è. Ciò determinerebbe che a quel punto nessuno, non solo potrebbe avere quei minimi salariali, ma tutti avrebbero anche gli stessi diritti che riguardano il lavoro: ferie, malattia, infortuni, maternità. Dunque – conclude – ci vuole un provvedimento legislativo che rafforzi la contrattazione collettiva e dentro questo affronti anche la questione della tutela di salari e minimi salariali”.

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