Crisi ambientale, conflitti, disuguaglianza. Il problema di sosteniblità della specie umana è ormai impossibile da trascurare. In questa serie di post, come Rethinking Economics Italia analizzeremo all’origine le cause tecnologiche, economiche e politiche dei problemi che affliggono la società moderna e forniremo delle soluzioni per combatterli

Per comprendere la velocità con cui la nostra società si evolve, è indispensabile partire dai dati sulla popolazione. Dal grafico sotto, vediamo come questa sia cresciuta molto lentamente per oltre diecimila anni, per poi impennarsi negli ultimi 200, passando da un miliardo di persone nel 1850 ai circa otto miliardi di oggi.

È evidente che un cambiamento tanto repentino abbia delle conseguenze importanti per l’ambiente in cui viviamo, ed è dell’analisi di tali conseguenze che ci occuperemo nelle prossime righe.

Una popolazione in crescita, infatti, rischia di mettere in pericolo l’integrità dell’ambiente e consumare impropriamente le risorse naturali. Ciò rappresenta un problema non solo nel presente (oltre 600 persone muoiono ogni ora a causa dell’inquinamento dell’aria), ma anche per la sopravvivenza dell’uomo sulla Terra: risorse scarse come l’acqua potabile e la terra fertile spariranno presto senza un deciso intervento. La sostenibilità ambientale, inoltre, non è solo un problema di per sé, ma ha un’importante implicazione sulla società. In una situazione di scarsità di risorse, infatti, bisogna anche prestare attenzione a come tali risorse sono distribuite. Oltre alle ben note dinamiche economiche (negli Stati Uniti, ad esempio, tre miliardari sono più ricchi di metà della popolazione messa insieme), bisogna notare come interi Paesi in Asia e Africa siano sprovvisti di una fornitura stabile di acqua, energia e combustibili per cucinare. Il tema della disuguaglianza e delle ingiustizie sociali è sempre più al centro del dibattito socio-economico, e non deve restare fuori dalle priorità politiche di breve termine.

Un dato estremamente correlato con il repentino aumento della popolazione è il numero delle innovazioni tecnologiche per il consumo di massa: come si evince dal grafico, i due vanno di pari passo. Nonostante siamo abituati a pensare che la tecnologia serva a risolvere i problemi dell’uomo, davanti a questa correlazione non possiamo fare a meno di ipotizzare che ci possa essere anche un risvolto negativo sulla società, specialmente in merito alle questioni già citate.

La domanda che ci porremo in questa serie di post è dunque: qual è il ruolo della tecnologia nei problemi della società contemporanea?

All’inizio del 1900, il principale mezzo di trasporto nelle grandi città era il cavallo. La sua diffusione era tale che ben presto per le strade, affollate di carri e carrozze di vario genere, iniziarono ad accumularsi svariati centimetri di feci ed altri scarti animali. L’arrivo dell’automobile qualche anno dopo sembrava una manna dal cielo per la pulizia e la salubrità dell’ambiente, ma oggi sappiamo bene che non è così: l’aria inquinata è assai peggio delle strade sporche (per farla semplice). Il progresso tecnologico, dunque, risolve sì alcuni problemi, ma spesso ne porta di peggiori.

Viviamo più a lungo ma con crescenti disuguaglianze, ci muoviamo più velocemente ma con un consumo eccessivo di risorse naturali, comunichiamo più in fretta ma sempre con meno attenzione.

Specifichiamo inoltre che la tecnologia, in quanto componente del sapere umano, non è un bene o un male di per sé, ma lo può diventare a seconda di come viene impiegata. Per questo motivo è importante capire le potenzialità e le possibili implicazioni del progresso tecnologico, in modo da avere una società che possa scegliere consapevolmente come impiegare i frutti del proprio ingegno.

La gestione del progresso è dunque un tema cruciale da affrontare per assicurare un futuro sostenibile per l’uomo. Molte tematiche al centro del dibattito politico sono strettamente connesse ad un problema tecnologico. L’esempio più lampante è quello delle energie rinnovabili.

Sempre più persone si schierano per un utilizzo esclusivo di fonti verdi per la produzione di energia, e si additano i politici a responsabili della mancata transizione. Il problema, in realtà, è di tipo tecnologico: come vedremo, tale transizione al momento richiederebbe un impiego di risorse naturali insostenibile, vuoi per la scarsità di alcuni materiali fondamentali (come il litio), vuoi per la loro elevata tossicità (tra cui arsenico, cadmio e acido cloridrico). In sostanza, quindi: più rinnovabile bene, tutto rinnovabile ancora no.

Non si preoccupino coloro che sono abituati ai toni più battaglieri che utilizziamo solitamente. Non vogliamo esentare la scienza economica, l’élite industriale e la classe politica dalle loro responsabilità. Affermare che le disuguaglianze economiche siano un’inevitabile conseguenza del livello tecnologico della società sarebbe un insulto a chi vive in condizioni svantaggiate, oltre che scientificamente sbagliato. Vedremo nel dettaglio come numerose ingiustizie persistano da decenni nonostante basterebbero interventi minimi da parte delle grandi istituzioni nazionali ed internazionali. La povertà e la disuguaglianza nel mondo sono questioni da affrontare politicamente e per cui bisogna battersi con tutte le forze a disposizione. Per il resto, bisogna confidare nel progresso scientifico.

Nei prossimi articoli ci occuperemo precisamente di separare i problemi di natura tecnologica da quelli economici e politici, individuare delle aree in cui si possa intervenire nel breve periodo e, come di consueto, avanzeremo delle proposte concrete. Affronteremo nel dettaglio il tema dell’ambiente, cercando di quantificare i rischi legati al cambiamento climatico, la questione energetica, presentando possibili vie per una produzione più sostenibile, e infine l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita dell’uomo.

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