“Voglio ribadire la mia totale solidarietà al ministro Orlando, che si trova a fronteggiare gli attacchi corporativi sempre più preoccupanti, in particolare da parte di Confindustria. Qui sembra che il problema sia licenziare, quando nell’anno che abbiamo alle spalle milioni di lavoratori hanno perso il lavoro“. Così il deputato di LeU, Stefano Fassina, intervistato da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, si esprime sullo stop al blocco dei licenziamenti, che resta fissato al 30 giugno, nonostante il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, avesse proposto la proroga al 28 agosto per le aziende che avessero chiesto la cig Covid dall’entrata in vigore del decreto Sostegni Bis entro la fine del prossimo mese.

“Il punto più preoccupante – continua Fassina – è che in questa fase dovrebbe essere compresa la necessità di evitare ulteriori sofferenze economiche e sociali. Abbiamo, in realtà, bisogno di mettere in campo una riforma degli ammortizzatori sociali e dare quel sostegno agli investimenti affinché le imprese possano ripartire a pieni giri ed evitare i licenziamenti. Trovo abbastanza surreale l’agenda di cui si discute. Più che sullo sbloccare i licenziamenti io mi concentrerei su come incentivare l’occupazione e su come far ripartire gli investimenti affinché ci sia la domanda necessaria per sostenere l’occupazione. Il pressing degli industriali? Fa parte della logica della difesa dei propri interessi. Non è una logica particolarmente innovativa. Ancora una volta scaricano sui lavoratori i costi di un processo di aggiustamento“.

Fassina, infine, commenta la preoccupazione per un rischio di inflazione: “Questo timore è davvero surreale. Un po’ di inflazione non farebbe che bene, stiamo parlando di qualche decimale di punto sopra il 2%. È ridicola questa riproposizione di un paradigma ormai esaurito, questa ossessione per l’inflazione nel momento in cui hai economie in grande sofferenza e sistemi economici che hanno avuto crolli pesantissimi. È la dimostrazione del fatto che le chiacchiere secondo cui il covid avrebbe cambiato tutto erano, appunto, chiacchiere – conclude – nel senso che si vuole ancora riproporre esattamente l’impianto insostenibile che dominava prima della pandemia. Preoccuparsi di qualche decimale di punto di inflazione sopra il 2%, quando hai un livello così pesante di disoccupazione, di sotto-occupazione, di povertà, di condizioni di lavoro indica che l’agenda è fatta da interessi più forti che guardano all’andamento delle Borse piuttosto che alle condizioni della stragrande maggioranza dei lavoratori“.

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