E’ bagarre dopo la decisione del governo di far saltare la proroga del blocco dei licenziamenti come ipotizzata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando. Alla fine passa una versione “morbida” che di fatto sconfessa l’impostazione del ministro del Lavoro. Orlando aveva proposto una “tappa intermedia” al 28 agosto nell’ambito della progressiva eliminazione dello stop. In sostanza, per le grandi aziende che avessero utilizzato la Cig Covid in giugno, la rimozione del blocco sarebbe slittata dal primo luglio alla fine di agosto. Un “supplemento” di 60 giorni che comunque sarebbe stato coperto dall’estensione per altri due mesi della Cig Covid. Confermate invece le altre due scadenze: 1 luglio per le grandi imprese che non ricorrono alla Cig e 31 ottobre per le aziende più piccole.

Nel corso delle ultime 48 ore la proroga è comparsa, scomparsa, ricomparsa e di nuovo scomparsa dal decreto Sostegni bis. Alla fine si è deciso di confermare le sole due scadenze del 1 luglio e del 31 ottobre e di rinunciare al prolungamento della Cig Covid per luglio e agosto, limitandosi a incentivare le aziende a non licenziare con la sospensione delle addizionali.

La decisione del governo segue le forti pressioni di Confindustria contro l’ipotesi di proroga. Proteste che non hanno risparmiato attacchi diretti alla persona del ministro Olrando accusato di avere in qualche modo “tramato” per introdurre la norma ad insaputa di altri membri dell’esecutivo . Ieri il Sole 24 Ore, quotidiano dell’associazione degli imprenditori, titolava su un “inganno” perpetrato dal ministro. In difesa di Orlando si sono espressi diversi esponenti della maggioranza, a cominciare da Enrico Letta, segretario del Pd di cui Orlando fa parte,

Dopo la sconfessione della linea Orlando arrivata in serata, il Pd ha cercato di salvare il salvabile. “Il pacchetto lavoro approvato nel decreto Sostegni bis conferma l’impostazione data dal ministro con una serie di opzioni a disposizione delle aziende, alternative ai licenziamenti”, hanno affermato fonti Pd di governo. Il tema apre comunque una spaccatura nella coalizione di governo. Mentre la Lega ha da subito sposato e appoggiato la linea di Confindustria, così come Forza Italia, il Movimento 5 Stelle si era spinto a chiedere una proroga dello stop ai licenziamenti fino a dicembre. “Una proroga del divieto di licenziamento fino a dicembre risulta quanto mai indispensabile per mettere in sicurezza lavoratori e imprese e traghettare il Paese nella ripartenza nel 2022. L’orientamento del MoVimento 5 Stelle è sempre stato questo e. già in sede di conversione del primo decreto Sostegni, avevamo proposto una soluzione praticabile, che andava in questa direzione”, avevano affermato, in una nota, senatori e senatrici del MoVimento 5 Stelle.

In serata nuova presa di posizione dei sindacati. Consideriamo inaccettabile e socialmente pericolosa la posizione della Confindustria che si ostina a rifiutare la proroga del blocco dei licenziamenti in questa fase, tanto più alla luce dei finanziamenti di carattere sia generale sia specifici, destinati alle aziende e mai selettivi”, hanno dichiarato in serata i segretari generali di Cgil Maurizio Landini, Cisl Luigi Sbarra e Uil Pierpaolo Bombardieri in una nota congiunta. Il dl Sostegni bis stanzia una ventina di miliardi su quaranta a favore di imprese ed attività commerciali.

Secondo le stime dei sindacati, suffragate dalle previsioni di Banca d’Italia, la rimozione del blocco rischia di produrre 500mila nuovi disoccupati. Maurizio Stirpe, uno dei 14 vicepresidenti di Confindustria, ha detto di attendersi un impatto più moderato. Va detto che il blocco dei licenziamenti non ha impedito alle aziende di alleggerire la forza lavoro. Principalmente non rinnovando contratti a termine, ma anche non rimpiazzando personale in uscita per ragioni anagrafiche. La crisi insomma si è in parte già scaricata sui lavoratori.

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