“Ieri è successa una roba veramente strana. È il fallimento di una linea politica. Insomma, stiamo sempre dietro ai 5 Stelle. Dal punto di vista politico, quella di ieri è stata indubbiamente una vittoria di Virginia Raggi e dei 5 Stelle, ma più che altro un suicidio del Pd. Farsi mettere in un angolo e farsi bruciare il nome di Zingaretti dalla Raggi è una cosa singolare. Non lo capisco francamente”. Così ai microfoni di “24 Mattino” (Radio24), Carlo Calenda, leader di Azione e candidato alle elezioni comunali di Roma, commenta la mancata candidatura di Nicola Zingaretti alle amministrative capitoline in quota dem, a favore dell’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

E spiega: “Sono 7 mesi che, mentre giro per Roma e faccio proposte, il Pd dice: ‘La Raggi si ritirerà e verrà condannata. Noi confluiremo su Zingaretti’. Tutto fermo, non si parla di niente e poi, alla fine, la Raggi non si è ritirata, Conte l’appoggia e Zingaretti non è in grado di candidarsi. Ancora oggi il Pd dice che voterà al secondo turno la Raggi. Ma, signori, basta farsi un giro per Roma e vedere cosa è diventata la città sotto la Raggi, anche se i problemi vengono da lontano. È la scomparsa della politica intesa come buona amministrazione. Rimane solo quella politica per cui le città sono ostaggio della politica nazionale, senza nessuna verifica sul merito di come stanno andando le cose. È un sistema che io cerco di combattere sia a livello nazionale, sia a livello locale”.

Calenda chiosa, criticando il M5s: “Quando il populismo arriva a teorizzare, vincendo, che se tu non hai nessuna esperienza, allora sei più puro e puoi governare, questo infetta e ha infettato tutti i partiti. E quindi classe dirigente non ce n’è più, anche perché la politica italiana da 30 anni è ridotta a uno scontro in cui si dice che quelli sono comunisti e quegli altri fascisti. Allora non è più quello che etimologicamente la politica vuol dire, cioè ‘arte di governo’. C’è un rumore di sottofondo dove si è sempre più estremizzato il confronto politico. Il Pd ormai ha una linea sola, che è quella di Goffredo Bettini – conclude – Stiamo cioè attaccati a Conte e ai 5 Stelle, mentre la destra non è più dominata da un partito appartenente al Ppe e quindi alla tradizione democristiana e liberale. Questa estremizzazione fa sì che sempre quel rumore di sottofondo è sempre più forte. Abbiamo, quindi, uno scontro sempre più ideologico e non pragmatico, il che implica che il Paese è in declino da 30 anni. E questo declino continuerà finché lo stallo non si rompe. Questa è la ragione per cui ho fondato Azione”.

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