Chissà dove era Maurizio Avola il 19 luglio 1992. Ora ci racconta che si trovava nel buco nero di via D’Amelio, lo fa nel libro con Michele Santoro edito da Marsilio: dobbiamo credergli? In altre occasioni ha detto che lui non c’entra nulla con quella strage.

È stato il pentito più importante del clan catanese, affiliato nel 1984 dalla famiglia Santapaola, quella a cui Cosa Nostra aveva delegato i rapporti con gli apparati dello Stato. Sta ‘cantando’ dal 1994, non ha mai smesso di parlare, consentendo di colpire la sua famiglia mafiosa di cui ha svelato molti dettagli criminali. Al processo ter per la strage di via D’Amelio gli chiesero se uomini della mafia catanese erano stati coinvolti nelle operazione: “no, nessuno”, disse senza dare spazio a dubbi. Poi all’improvviso, poco tempo fa, ci ripensa e dice ai magistrati di Caltanissetta che lui era lì, c’era anche Aldo Ercolano, boss di calibro dei Santapaola.

E non solo: guarda caso è proprio li in quel garage dove viene allestita la macchina della morte, la 126 imbottita di tritolo che esploderà sotto casa della madre di Borsellino, in via D’Amelio. Proprio lì dove c’è Gaspare Spatuzza, il pentito che ha permesso di sbaragliare il depistaggio delle indagini sul 19 luglio. Eppure nel corso dei tanti anni di dialogo con gli inquirenti ha narrato parecchie cose, ma non che lui fosse lì. Parlò di una riunione della commissione interregionale di Cosa nostra che si sarebbe svolta tra Palermo e Catania all’incirca tra le due stragi. Nell’occasione Riina caldeggiò l’uccisione di Borsellino, mentre Santapaola si fece portavoce di una linea di minore contrapposizione allo Stato, prefigurando il rischio di una repressione ancora più forte.

Non solo Riina fu irremovibile, ma Avola racconta che Santapaola venne addirittura ”filato” da Riina, cioè messo sotto controllo. Nel novembre del 1996 parlò anche del progetto della mafia di uccidere l’ex pm di Mani pulite Antonio Di Pietro, maturato subito dopo le stragi mafiose del 1992. Ma mai parlò di via D’Amelio. Ora le sue dichiarazioni sembrano esplosive ma stiamo attenti ai facili entusiasmi. Suonano come un colpo alla credibilità di Gaspare Spatuzza che è vero, non sa tutto, non ha visto tutto; ma prima di liquidarlo pensiamoci bene.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Bari, l’ascesa del clan Strisciuglio dagli anni Novanta al maxi-blitz con 99 arresti: “Droga e affiliazioni, così erano diventati i più potenti”

next