di Giuseppe Mammana

Siamo a fine anno scolastico e continuano i problemi per gli assistenti educativi culturali (AEC) dipendenti di cooperative sociali che assistono i ragazzi con disabilità nelle scuole primarie e secondarie.

Parliamo del servizio di assistenza scolastica, nato con la legge 104/92, che obbliga gli enti locali ad assistere i ragazzi con disabilità nelle scuole. Il servizio venne esternalizzato alle cooperative sociali alla fine degli anni Novanta e sin dalle sue origini si incardina su una logica di precarietà strutturale. Gli AEC sono lavoratori pagati a cottimo: non vengono pagati durante il periodo di chiusura delle scuole, o nei giorni di assenza del ragazzo, non hanno diritto alla mensa e percepiscono sette euro delle ventuno euro che il Comune versa per ogni ora di assistenza. Sono considerati degli invisibili nelle scuole, eppure gestiscono un servizio fondamentale come quello di garantire l’inclusione scolastica ai ragazzi con disabilità. L’anno scolastico si è caratterizzato per un aumento di ore non lavorate che ha ulteriormente ridotto il reddito dei lavoratori.

A novembre, la cooperativa Roma 81 prevenzione e intervento Onlus invia una mail ai propri dipendenti, in cui comunica – a causa della crescita dei contagi e dell’aumento delle quarantene – il pagamento delle ore non lavorate (malattia, maternità) attraverso il fondo integrazione salariale.

La mobilitazione e la determinazione delle lavoratrici prima sotto la cooperativa sociale e poi sotto il Municipio costringe la cooperativa al pagamento delle ore non lavorate. Dopo, le chiusure a singhiozzo
delle scuole e delle classi si traducono per molti AEC come un ulteriore riduzione dei salari. E infine la zona rossa e la conseguente chiusura delle scuole primarie e secondarie determina un’applicazione difforme dei provvedimenti, fra una scuola ed un’altra e fra gli stessi municipi.

A questo va aggiunto l’incremento del lavoro gratuito come il ritiro delle mascherine e la somministrazione dei tamponi ogni quindici giorni (come da raccomandazione regionale). Molti lavoratori, per sottoporsi al tampone, devono recarsi in luoghi molto distanti dalla propria sede di lavoro impiegando diverso tempo a fronte di salari sempre più ridotti.

Agli effetti provocati dalla pandemia c’è una condizione di sotto-retribuzione e sotto-tutela che riguarda gli AEC. Il ritardo degli stipendi è un problema ordinario per gli assistenti educativi culturali: alcuni percepiscono lo stipendio a trenta giorni. Altri lo prendono a sessanta. Un’altra peculiarità è il monte ore: ogni anno al lavoratore vengono assegnate un pacchetto di ore a seconda dei ragazzi che segue. In questo modo si crea una condizione di diseguaglianza economica fra gli stessi lavoratori. Una buona parte lavora per trenta, un’altra per venti o quindici ore settimanali. Considerando lo stipendio di un AEC che si aggira intorno ai sette euro, in tasca gli restano poche centinaia di euro.

Insomma, per alcuni lavoratori operare nel servizio di assistenza scolastica è quasi un costo, una forma di volontariato. Ma anche il doversi muovere fra più progetti: gli AEC per guadagnare un reddito sufficiente a pagare le spese devono lavorare su più servizi e svolgere anche l’assistenza domiciliare per i ragazzi con disabilità o addirittura fare un altro lavoro. Senza dimenticare il mancato pagamento nei mesi estivi: in questo periodo l’operatore se a tempo indeterminato si trova impossibilitato a chiedere l’indennità di disoccupazione. A tempo determinato viene licenziato con la speranza di essere richiamato l’anno successivo.

Inoltre, aumentano i rischi dopo il sequestro della guardia di finanza nei locali di Invitalia (l’Agenzia nazionale per lo Sviluppo d’impresa). Alcune cooperative hanno inviato un messaggio chiedendo ai lavoratori di riportare le mascherine in sede, in quanto erano fra quelle poste sotto sequestro dalla guardia di finanza”. I dpi sequestrati avevano una capacità filtrante di dieci volte inferiore rispetto a quella di una normale Ffp2. Insomma, il rischio di nuovi focolai è dietro l’angolo e la presenza di classi sovra affollate aumenta la possibilità di contrarre il Covid. Ma si avvicinano anche i mesi estivi in cui gli AEC si troveranno senza stipendio. Bisogna trovare una soluzione perché molti lavoratori stanno lasciando questo lavoro: rischiamo di perdere un patrimonio di conoscenze nel campo delle relazioni di aiuto che svolgono un ruolo essenziale nelle scuole per i ragazzi con disabilità.

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