di Alberto Siculella

A monopolizzare le cancellerie europee c’è solo una parola: “transizione”. Come a voler dire, lo diciamo oggi, lo facciamo domani. Forse.

Tutto cambia per restare come è, e dietro i grandi slogan, parole, etichette, si cela il solito immobilismo. I ministeri alla transizione ecologica, al digitale, c’erano già in Francia, Germania, Spagna, come da direttive europee, non da trattative nostrane, e non hanno, al momento sortito alcun evidente effetto.

Non servono certo parole e proclami a questo Paese per credere in un cambiamento sempre prospettato e quasi mai realizzato. A questo Paese per aderire ad un’ottica ecologista servono risorse e leggi, non Ministeri. Per entrare nel mondo digitale, servono infrastrutture, formazione, investimenti, non “agende”, ne poltrone.

Non servono ministri alle transizioni, servono scelte. Ora, non domani.
Ed invece spostiamo l’asticella più in alto e più lontano, che sembra irraggiungibile, che sembra troppo tardi, a quando non saremo noi a prenderci oneri e onori delle scelte. 2030, 2050, transizione.

E’ troppo tardi, è troppo pericoloso tardare ancora.
Non serve un ministro alla Transizione Ecologica per bloccare le trivelle in mare (se non fosse che sono state appena autorizzate in continuità con provvedimenti precedenti), per inondare di incentivi alla mobilità elettrica. Non serve una transizione per accorgersi che la domanda di energia pulita e rinnovabile è così forte che dobbiamo importare la stragrande parte della produzione di tecnologie per soddisfare il mercato.

Non serve aspettare altri morti di tumore per decidere che dell’Ilva si possa fare il più grande hub nazionale per ricerca, sviluppo e produzione di energie alternative. Non serve rimandare ad un domani la decarbonizzazione.

Non serve immaginare una transizione digitale, perché il mondo digitale ha già impattato 10 anni fa nelle nostre vite, serve darsi una mossa, perché questo ritardo provoca perdita di competitività, di occasioni, opportunità di sviluppo, inclusione digitale.
Non servono passaggi intermedi, servono decisioni coraggiose, perché una transizione è altro tempo perso, altri alibi per non agire subito, altre responsabilità scaricate su un futuro che ha bisogno di risposte nel presente, non di transizioni a data da destinarsi.

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