Le prime erano legate all’avvelenamento e l’incarcerazione dell’oppositore Alexei Navalny, ma ora gli Stati Uniti doppiano il carico col secondo round di sanzioni contro Mosca, punita per le sue interferenze nelle presidenziali a favore di Donald Trump e per il cyber attacco SolarWinds che ha hackerato numerose agenzie governative e società private. Questa volta ad essere colpiti sono 32 tra individui ed entità russi legati al governo e all’intelligence mentre dieci diplomatici di Mosca, in gran parte identificati come 007, sono stati cacciati dall’ambasciata a Washington. Gli Usa – insieme a Ue, Gran Bretagna, Canada e Australia – hanno sanzionato anche 8 individui ed entità legati all’occupazione russa in Crimea. Decisioni che non fanno che accentuare e consolidare le tensioni tra Washington e il Cremlino, già accese sul fronte ucraino e sul piano diplomatico, dopo le parole del presidente americano che ha accusato Putin di essere un “killer”.

Ma questa volta c’è dell’altro, nel tentativo di graffiare di più a scopo deterrente. Firmando un ordine esecutivo nel quale definisce le attività destabilizzanti russe come una “minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale, alla politica estera e all’economia degli Stati Uniti“, il presidente Usa ha colpito anche il debito sovrano russo: vietando alle istituzioni finanziarie americane di acquistare direttamente bond emessi da Mosca e riservandosi il diritto di allargare questo tipo di sanzioni se persisteranno le attività destabilizzanti del Cremlino. Una mossa che rischia di complicare la capacità russe di raccogliere denaro nei mercati finanziari internazionali, anche se l’80% dei 190 miliardi di dollari di titoli emessi entro fine anno è detenuto da investitori locali.

La pandemia e il calo del prezzo del petrolio, principale motore dell’economia russa, hanno reso Mosca più vulnerabile alle sanzioni finanziarie, benché la ripresa dell’oro nero nel primo trimestre di quest’anno abbia consentito al bilancio federale di tornare in surplus. Inoltre gli Usa hanno indicato ufficialmente per la prima volta l’Svr, la Cia russa, come responsabile dell’operazione SolarWinds, e hanno usato anche misure “non visibili” in risposta all’hackeraggio, come ha sottolineato il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.

La Nato e l’Ue hanno espresso solidarietà agli Usa per le misure intraprese, mentre Mosca ha reagito duramente, convocando l’ambasciatore americano e preannunciando una rappresaglia. “Questo tipo di comportamento aggressivo incontrerà sicuramente una decisa resistenza. La risposta sarà inevitabile”, ha assicurato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, sottolineando che le sanzioni aumentano il livello dello scontro nelle relazioni russo-statunitensi.

Poco prima dell’annuncio americano, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov aveva profetizzato che le misure in arrivo “inequivocabilmente non contribuiranno in alcun modo” al vertice proposto da Biden, da tenersi forse in Finlandia, Paese che aveva già ospitato il faccia a faccia tra Putin e Trump.

Nella sua recente telefonata al leader del Cremlino, la seconda, Biden lo aveva avvisato che gli Usa avrebbero reagito alle azioni ostili russe. La risposta è arrivata sullo sfondo del rafforzamento delle truppe di Mosca al confine con l’Ucraina e in Crimea, su cui gli Stati Uniti hanno ritrovato piena sintonia con gli alleati Nato. Biden però si è astenuto da sanzioni per le presunte ricompense russe ai talebani per uccidere soldati americani in Afghanistan (l’intelligence ha una convinzione medio-bassa) e da quelle sul gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, per non compromettere la relazione con Berlino in questo momento cruciale.

(immagine d’archivio)

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