Per Mosca le sanzioni che Stati Uniti ed Europa hanno inflitto in merito all’avvelenamento del leader d’opposizione Alexei Navalny sono “assolutamente inaccettabili” e il Cremlino “risponderà alle sanzioni americane in modo sistematico e risoluto per tutelare i propri interessi nazionali”. Risponde così la Russia all’indomani della decisione di Washington di colpire 7 dirigenti russi vicini a Putin, congelando i loro beni negli Stati Uniti e vietando ai cittadini americani di fare affari con loro. La Cina però si schiera dalla parte del Cremlino, ritenendo che il caso Navalny faccia “interamente parte degli affari interni della Russia e che le forze esterne non abbiano alcun diritto di interferire”. Intanto l’oppositore è stato trasferito nella struttura carceraria numero due di Pokrov, nella regione di Vladimir, a circa 200 chilometri da Mosca. Lì sconterà due anni e mezzo di pena per avere violato la libertà condizionale, visto che era stato portato in Germania per farsi curare dopo l’avvelenamento. Il campo di prigionia è considerato “rigoroso” dal punto di vista disciplinare e Navalny, scrive l’agenzia Ria Novosti. Navalny avrà difficoltà a comunicare con l’esterno perché i cellulari sono proibiti e potrà accedere solo a una linea telefonica fissa comune a pagamento che spesso non funziona. La Tass, citando fonti anonime, scrive che il dissidente potrà scegliere se lavorare come cuoco, bibliotecario, operatore di macchine o potrà cucire mascherine.

Chi sono i sanzionati – I sette alti dirigenti sanzionati appartengono all’entourage del presidente Putin. Dall’inossidabile capo dei servizi segreti Fsb Alexander Bortnikov al primo vice capo dello staff del Cremlino Serghiei Kiriyenko, già premier con Eltsin ed ex capo dell’agenzia nucleare Rosatom. Nella blacklist pure i vice ministri della Difesa Aleksei Krivoruchko e Pavel Popov, il procuratore generale Igor Krasnov, il direttore del Servizio penitenziario federale Aleksander Kalashnikov, il capo del dipartimento di politica interna del presidente russo Andrei Yarin. Tutti sono già stati colpiti anche dall’Ue in due round di sanzioni, di cui l’ultimo lunedì. Gli Usa hanno inoltre esteso le restrizioni all’export in Russia di materiale che potrebbe essere usato per la produzione di agenti chimici e biologici.

La responsabilità della Russia sull’avvelenamento di Navalny – Alla base delle sanzioni, la convinzione che ci sia il governo di Mosca dietro all’avvelenamento con il Novichok di Navalny, il nemico numero uno di Vladimir Putin. L’ambasciatore russo all’Ue Vladimir Chizov ha già annunciato che Mosca risponderà alle misure europee. Scontato che farà altrettanto con Washington. “Nessuno ha cancellato le regole della diplomazia e una di queste regole è il principio di reciprocità“, ha avvisato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.

“La comunità dell’intelligence stima con un alto grado di fiducia che responsabili dei servizi di sicurezza russi (Fsb) abbiano utilizzato un agente nervino conosciuto come Novichock per avvelenare l’oppositore russo Alexiei Navalny il 20 agosto 2020″, hanno spiegato fonti dell’amministrazione Usa in una conference call, aggiungendo che le sanzioni sono state decise “in stretto concerto con i nostri partner della Ue” e sono “un chiaro segnale” inviato a Mosca. “Non cerchiamo né un reset né una escalation”, ha spiegato la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, sottolineando che Washington non esiterà a rispondere ad ogni azione destabilizzante della Russia e rinnovando l’appello per la “liberazione immediata e senza condizioni” dell’oppositore. Il prossimo banco di prova sarà nelle prossime settimane, quando il presidente Usa dovrebbe annunciare la risposta al devastante cyber attacco SolarWinds, in cui hacker russi sono sospettati di aver violato nove agenzie governative ed oltre 100 azienda americane.

Contrariamente a gran parte dei suoi predecessori, insediatisi alla Casa Bianca con il dichiarato proposito di un reset con Mosca, Biden ha fatto l’opposto, denunciando che Putin sta facendo tornare il Paese in un’epoca di autoritarismo, promettendo di rispondere alle violazioni dei diritti umani e agli sforzi per destabilizzare gli Usa e l’Europa. Dopo aver telefonato il mese scorso al leader del Cremlino, il commander in chief ha assicurato di avergli detto chiaramente che “sono finiti i giorni in cui gli Usa subiscono le aggressive azioni russe, le interferenze nelle elezioni, cyber attacchi, avvelenamenti di cittadini“. Una totale inversione di marcia rispetto a Donald Trump, che ha continuato a flirtare col leader russo nonostante l’ombra lunga del Russiagate.

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