Antonino Belnome è uno dei pentiti più importanti della ‘ndrangheta lombarda. Di famiglia calabrese, ma nato e cresciuto a Giussano, in Brianza, dove ha scalato i gradi dell’organizzazione fino a conquistare, non ancora quarantenne, il grado di padrino. Individuato dalla Direzione distrettuale antimafia come uno dei killer del boss Carmelo Novella, ucciso ai tavolini di un bar, in pieno giorno, a San Vittore Olona nel 2008, dieci anni fa ha ammesso le proprie responsabilità e ha iniziato a collaborare con la giustizia, svelando crimini irrisolti, cadaveri sepolti, affari sporchi tra armi, droga e corruzione nel Nord Italia.

Nei primi mesi di collaborazione, Belnome ha scritto un fitto diario in cui ha raccontato, con gli occhi di un giovane cresciuto nel cuore della Lombardia, la vera vita quotidiana di un boss della ‘ndrangheta: soldi, potere e lusso, certo, ma anche la cieca obbedienza agli ordini superiori, l’ottusa pervasività di riti e gerarchie ‘ndranghetistiche, il costante pericolo di tradimenti e doppi giochi, che finoscono per rovinarti l’esistenza e farti “perdere la libertà”. Il diario lancia quindi un appello ai giovani lombardi perché non cedano alle sirene di una organizzazione criminale che promette soldi facili, ma finisce per appropriarsi di ogni aspetto della tua vita, anche privata.

Dieci anni dopo l’inizio della collaborazione, Antonino Belnome fa i conti col proprio passato nel documentario Il padrino e lo scrittore, realizzato da Marco Tagliabue per la trasmissione “Storie” della tv pubblica svizzera Rsi La1, in onda stasera, domenica 11 aprile, alle 20,40. La sua testimonianza è raccolta dallo scrittore Camillo Costa, impegnato nella stesura di un libro su di lui. Presenteranno il lavoro in studio la coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci, il procuratore pubblico ticinese Paolo Bernasconi e il testimone di giustizia Gaetano Saffioti.

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