“Ogni tanto mi vengono dei momenti di senso di colpa per cui prendo in considerazione di essere meno un animale“. Alberto Genovese, l’imprenditore del web già a San Vittore da novembre per stupro e che oggi ha ricevuto un’altra ordinanza d’arresto per violenza sessuale e cessione di droga, scriveva così una chat con un amico nell’aprile 2020. All’indagato, che sempre oggi si è visto respingere una istanza di domiciliarsi per disintossicarsi, viene contestata a Genovese una presunta violenza di luglio a Ibiza. Respinta invece la richiesta d’arresto per tentati abusi sulla stessa giovane e per sei episodi su due ragazze che hanno rinunciato all’anonimato sui media.

Come si legge nell’ordinanza Genovese, con la “partecipazione” della sua fidanzata Sarah Borruso, indagata (non destinataria di misura cautelare), “con violenza e abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica” avrebbe costretto la 23enne “a subire atti sessuali” il 10 luglio 2020. La giovane mise a verbale gli abusi già prima dell’arresto di Genovese per il caso della 18enne. In “una festa all’interno della residenza Villa Lolita” a Ibiza, “affittata per un periodo di vacanza da Genovese”, lui e la fidanzata avrebbero offerto più volte alla giovane “sostanze stupefacenti”, cocaina e ketamina, fino ad uno “stato di alterazione del livello di coscienza”. Poi, dopo averla condotta “all’interno della loro camera da letto e dopo averle offerto altre sostanze stupefacenti, mentre si trovava in stato di semi-incoscienza” l’avrebbero costretta a “subire plurimi atti sessuali”, continuando a cederle droghe, “fino a che la ragazza non veniva accompagnata fuori dalla stanza sorretta dai due indagati”, poiché “incapace di reggersi in piedi e sanguinante”.

Respinto l’arresto, invece, per un presunto tentato abuso sulla stessa ragazza del giugno 2020, a Milano. In questo caso, per il gip, non c’è stato un tentativo di violenza, ma un approccio sessuale respinto. No all’arresto anche per una presunta violenza sessuale su un’altra giovane del 4 luglio a Ibiza. Non sono state accolte dal gip le ipotesi d’accusa per altri 5 presunti episodi di abusi su un’altra ragazza, tra marzo 2019 e ottobre 2020 a Milano. Su questi casi (per alcuni è indagata anche la fidanzata) ci sarebbero state dichiarazioni contradditorie da parte della presunta vittima, smentite dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso dell’appartamento di Genovese. La giovane non sarebbe stata incosciente e aveva avuto una relazione di circa un anno e mezzo con l’imprenditore. Le ultime due ragazze hanno sporto denuncia contro l’ex imprenditore delle start up e hanno raccontato le loro vicende sui media. Per questi episodi, secondo il gip, sono necessari ulteriori approfondimenti.

“Attraverso l’esame della chat – scrive il gip Perna – si comprende quale sia l’intimo convincimento di Genovese rispetto al sesso ed alle donne, dimostrando egli indubbiamente un preoccupante maschilismo ed un carattere prevaricatore, connotato da totale mancanza di rispetto verso il genere femminile“. Il giudice riporta una frase in cui il 43enne scrive: “Ma chi le vuole quelle che non si drogano?”. All’affermazione dell’imprenditore, come si legge nel provvedimento del gip Tommaso Perna, la ragazza rispondeva con un “ahahahahahahaha”. Uno scambio di messaggi che, secondo il giudice, “risulta particolarmente significativo” riguardo alla relazione che c’era tra il 43enne e la giovane. Tanto che per le presunte violenze sessuali contestate dai pm nel caso della giovane (e anche di un’altra ragazza) non è stato disposta la misura cautelare.

Si comprende, scrive il gip, “come la consumazione di rapporti sessuali durante e dopo l’assunzione massiccia di sostanza stupefacente” da parte della ragazze, “ma anche dell’indagato, costituisse, nel contesto degradato di riferimento, il modo attraverso il quale entrambi, di comune accordo, gestivano la propria relazione affettiva, come tale, insindacabile da parte” del giudice “e, invero, di chiunque altro”. Il giudice riporta anche un passaggio di una delle decine e decine di testimonianze agli atti, in cui un amico di Genovese, pr e tra gli organizzatori dei festini, racconta: “Alberto ha sempre sostenuto che tutti dovevano fare lo stesso uso di droga che faceva lui. Dovevano raggiungere il suo stesso stato. Lui a volte non usciva dalla stanza finché noi non eravamo già alterati dalle droghe e molto vicini al suo stato”. E ancora: “E così immagino facesse anche con le ragazze in stanza. In tante mi hanno detto che sono uscite dalla stanza rincoglionite dalle droghe, ma io non ho mai pensato a violenze perché ho sempre visto le ragazze tornare in camera di Alberto”.

Nell’ordinanza il giudice riporta il verbale di un’amica della vittima degli abusi a Ibiza che in riferimento a quanto successo ha dichiarato: “Quando ne abbiamo parlato al telefono mi ha detto che Genovese l’aveva drogata ‘fino al midollo“. Il 19 gennaio, Alessandro Paghini, pr e tra gli organizzatori dei festini di Genovese tra Milano e Ibiza, ha raccontato che quella notte di luglio la ragazza venne “portata nella sua stanza” dopo i presunti abusi. “Ho lasciato lì il bicchiere di acqua e zucchero ma non sono entrato in stanza – ha riferito -. Io ho avuto paura che la ragazza fosse andata in overdose, ed ho pensato al peggio. Mi ricordo di aver detto ad Alberto che non avrei mai più voluto vedere una scena del genere. Sono stato preso da uno stato d’ansia. Ho temuto un’overdose della ragazza perché già dalla sera prima c’era stato consumo di droga”. In una chat agli atti tra Paghini e un’altra ragazza, tra l’altro, il primo scrisse che se quest’ultima voleva “rifiutare gli inviti di Genovese, invece di trovarsi degli alibi” doveva dire “chiaramente che non intendeva parteciparvi”. Avrebbe dovuto scrivergli, facendo riferimento all’episodio di Ibiza: “Lhai usata come un sacco di patate e l’hai buttata fuori dalla stanza, sei una persona così, quindi non voglio stare con te”. E ancora Paghini in un audio inviato ad un’altra giovane diceva: “La verità è che se si va a casa di Alberto e non c’è Alberto ci divertiamo cento volte di più. Cioè una volta che lui si chiude in stanza e gli abbiamo dato in pasto il pesce quotidiano, la tipa giusta … bon … per quelle ore ti diverti, poi quando torna su lui è tutto finito, o quando ti caccia”.

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