Mario Draghi ha rispettabilità internazionale, competenze straordinarie nel suo ambito operativo, e comprovata onestà intellettuale. Però non sono tranquillo nel vederlo al comando. Provo a spiegare.

Lavoro all’Università, dove operano due figure chiave: il Rettore e il Direttore Amministrativo. Il Rettore, assieme al Senato Accademico e ai suoi delegati, disegna la politica dell’Università e decide cosa si deve fare. Il Direttore Amministrativo gestisce le risorse dell’Università per perseguire la politica dl Rettore, preservandolo da errori amministrativi. Un Rettore può essere un luminare di una disciplina, ma non è detto che ne sappia di procedure amministrative. I due ruoli sono differenti e complementari.

Ancora: ho lavorato su navi oceanografiche. Il Comandante è sul ponte di comando, e lì decide dove va la nave. Sottocoperta c’è il Direttore di Macchina, grazie al quale l’energia dei motori arriva all’elica che spinge la nave, portandola dove vuole il Comandante.

Ora immaginiamo una nave o un’università dove non ci sia un Rettore o un Comandante e che venga chiamato al timone un Direttore Amministrativo o un Direttore di Macchina. I migliori del mondo nel maneggiare risorse e motori, ma non nel dirigere una nave o un’università.

Draghi ha dato energia all’Europa e all’Italia come nessuno ha mai fatto, e quando è arrivata Christine Lagarde a sostituirlo, e ha provato a fare diversamente, si è subito capito che sarebbe stato un disastro: Christine si è adeguata alla visione di Draghi. Un fuoriclasse assoluto.

Ma un conto è mettere a disposizione risorse, e magari trovarle, e altro conto è usarle per scopi che non siano meramente finanziari.

E torno alla mia ossessione. Le linee guida del Recovery Fund dicono che la politica europea del futuro, delineata dal New Green Deal, da Horizon 2020, da Next Generation EU e dalle Missions, mira alla sostenibilità. Non alla sostenibilità economica e finanziaria, ma alla sostenibilità ambientale. Se si praticano politiche insostenibili da un punto di vista ambientale, si arriva al fallimento economico e finanziario. La priorità non è dell’economia e della finanza: questo è il passato. La vera priorità è l’ambiente. Il motivo è semplicissimo: la vecchia politica ha devastato l’ambiente per far prosperare l’economia, ma questo, in un medio lungo termine che oramai è arrivato, ha ricadute nefaste sulla salute umana, sulla società, e sull’economia stessa. Non è possibile che le cose “umane” vadano bene se l’ambiente viene alterato così come stiamo facendo da almeno 150 anni.

Finalmente i decisori se ne sono accorti e mettono a disposizione ingentissime risorse finanziarie ed economiche per riconvertire i nostri sistemi di produzione e consumo, in modo da metterli in armonia con la natura. Questo garantirà anche buona economia e buona finanza. Il “New” del New Green Deal rappresenta la necessità di un modo Nuovo di affrontare le cose. Il “Green” del New Green Deal rappresenta la priorità data all’ambiente, come è naturale che sia. E il “Deal” è un patto che ci deve portare ad investire in quella direzione.

La natura si traduce in biodiversità (le diverse forme di vita che abitano il pianeta) ed ecosistemi (le interazioni tra la biodiversità e il mondo fisico inanimato). Biodiversità ed ecosistemi ricorrono centinaia di volte nelle linee guida del Recovery Fund. Ho denunciato in modo ossessivo che questa visione non è rispecchiata dal PNRR, dalla prima fino all’ultima versione. E ho notato con sgomento che i critici del PNRR non hanno sottolineato questo, ma hanno chiesto, invece, un inasprimento di visioni “vecchie” legate al predominio dell’economia e della finanza, ignorando totalmente l’ambiente, se non come fornitore di risorse da sfruttare.

Dico queste cose perché, nel mio piccolissimo, ho fornito qualche input alla visione del Green Deal e trovo che la strada intrapresa dalla Commissione sia quella giusta: hanno capito. In Italia no. Tutti continuano a perseguire le vecchie visioni.

Il combustibile economico-finanziario che ci arriverà dal Next Generation EU dovrà farci andare nella direzione del Green Deal. Se mi si chiedesse: chi è la persona migliore per gestire questi fondi non avrei esitazioni: Mario Draghi. Se però la domanda è: chi è la persona migliore per usare questi fondi per perseguire gli obiettivi del Green Deal… la risposta sarebbe differente. Mario Draghi è il Direttore Amministrativo, è l’Ufficiale di Macchina. Ma il Rettore o il Comandante, in questo caso il Presidente del Consiglio, non devono capirne di finanza o di motori, devono saper usare le risorse fornite dalla finanza e dai motori per far andare la nave nella direzione giusta.

Riconvertire i sistemi di produzione e consumo in un’ottica di sostenibilità ambientale rappresenta un’occasione di sviluppo che non ha eguali. E avremo le risorse finanziarie per farlo. Ma avremo le risorse culturali per farlo? Per ora mi pare di no. E non le aveva neppure il governo Conte, ben inteso. Anche se era il migliore possibile. E qui sta il vero problema. Il migliore possibile non era adeguato… Il curriculum di Mario Draghi non mostra competenze in campo ambientale. Avrà capito quello che l’intero governo e l’intero Parlamento non hanno capito?

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