“Avanzato”, “intermedio”, “base”, “in via d’acquisizione”. Ecco cosa spunterà alla scuola primaria sulla pagella del primo quadrimestre al posto dei nove, otto, sei o cinque. A celebrare il funerale dei voti decimali in queste ore è stato il capo dipartimento Marco Bruschi che ha presentato alle organizzazioni sindacali l’ordinanza che verrà presto emanata dagli uffici di viale Trastevere.

Il giudizio descrittivo di ogni studente sarà riportato nel documento di valutazione e sarà riferito a quattro differenti livelli di apprendimento. Chi prima aveva dieci o nove ora si ritroverà sulla scheda di valutazione un bel “avanzato” con la seguente descrizione: “L’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità”.

Gli “otto” e i “sette” si trasformeranno in “intermedio” : “L’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo”. Il vecchio “sei” sarà definito “base” con l’aggiunta di “l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità”.

Infine “cinque” o “quattro” diventeranno “in via di prima acquisizione”: “L’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente”. Ora le linee guida elaborate da una commissione presieduta da Elisabetta Nigris, professoressa ordinaria presso l’Università di Milano Bicocca, passeranno nelle mani del Consiglio superiore per la pubblica istruzione, prima di essere ufficialmente pubblicate sul sito del ministero dell’Istruzione.

Restano, invece, i voti decimali per le verifiche orali e scritte che vengono somministrate periodicamente dai docenti. Intanto i sindacati hanno espresso le loro perplessità in merito all’ordinanza. La Flc Cgil ha criticato le modalità del provvedimento: “I tempi che le scuole avranno a disposizione per elaborare le nuove procedure sono strettissimi. Riteniamo che la definitiva pubblicazione dell’Ordinanza e delle linee guida, attraverso la costruzione di nuovi strumenti di valutazione, non sia un punto di arrivo ma rappresenti un passaggio importante per avviare un dibattito sulla valutazione formativa in tutti gli ordini di scuola e per diffondere la cultura di una scuola inclusiva, impegnata nella ricerca di strategie di promozione dello sviluppo della persona e di affermazione del diritto all’istruzione di tutte e di tutti”.

Con questa ordinanza si è arrivati all’atto finale di un percorso iniziato in Parlamento lo scorso mese di maggio quando i senatori Pd Francesco Verducci, Vanna Iori e Roberto Rampi hanno presentato un emendamento al decreto “Scuola” approvato in Commissione Cultura a palazzo Madama che diceva così: “Limitatamente all’anno scolastico 2019/2020, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali per il curriculum, è espressa attraverso un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione”.

Una soluzione a termine modificata in una proposta non solo per il tempo di pandemia, ma per sempre a partire, tuttavia, dal 2020/2021. A raffreddare l’entusiasmo degli insegnanti, il primo di settembre ci aveva pensato una circolare di Bruschi. Nel documento inviato ai dirigenti scolastici in perfetto burocratese diceva: “La norma, attualmente, nulla dispone per quanto concerne la valutazione intermedia, che resta dunque disciplinata ai sensi dell’articolo 2, comma 1 del Dlgs 62/2017 e dunque con votazione in decimi, salvo successive modifiche che potranno intervenire in sede legislativa, delle quali il Dipartimento darà prontamente conto, in sinergia con il gruppo di lavoro”.

Tradotto: il giudizio descrittivo vale solo per la pagella di fine anno. Nella scheda di valutazione di gennaio si mettono ancora i voti numerici. Una nota che insegnanti e presidi hanno mal digerito. A mettere una toppa al vestito rotto ci hanno pensato alla Commissione Bilancio del Senato i primi di ottobre approvando un emendamento al cosiddetto decreto “Agosto” che ha chiarito la questione: giudizi descrittivi sia a metà anno che alla fine.

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