Via i voti numerici dalla pagella del primo e del secondo quadrimestre. Con l’approvazione definitiva del decreto Agosto, i maestri della scuola primaria torneranno come ai vecchi tempi (anni Ottanta) a scrivere un giudizio con parole semplici e comprensibili a tutti. Non solo. Una commissione presieduta dalla professoressa Elisabetta Nigris, Coordinatrice nazionale dei presidenti dei corsi di laurea in scienze delle formazione primaria, è al lavoro per definire i criteri per somministrare i giudizi, ma potrebbe anche proporre di cambiare le modalità di valutazione delle verifiche.

Nel frattempo i voti restano quelli di sempre in numeri. A non cambiare il voto in pagella saranno solo gli insegnanti di religione che dal 1925 esprimono la loro valutazione con “ottimo”, “buono”, “discreto”, “sufficiente”, “scarso”. La rivoluzione è iniziata nei mesi scorsi. Con il decreto Scuola quest’estate grazie ad un emendamento presentato dai senatori Pd Franceso Verducci, Vanna Iori e Roberto Rampi, si decise di passare dai numeri al giudizio descrittivo, ma solo per la valutazione finale.

Con la ripresa dell’anno scolastico una nota del capo dipartimento Marco Bruschi chiariva che per le pagelle del primo quadrimestre restavano in vigore i numeri: “La norma, attualmente, nulla dispone per quanto concerne la valutazione intermedia, che resta dunque disciplinata ai sensi dell’articolo 2, comma 1 del Dlgs 62/2017 e dunque con votazione in decimi, salvo successive modifiche che potranno intervenire in sede legislativa”, citava la circolare.

Parole che hanno suscitato qualche perplessità nel mondo dell’istruzione tanto da spingere il Parlamento ad intervenire di nuovo sulla materia. Così nel maxi-emendamento al decreto Agosto, approvato in questi giorni, è spuntata una disposizione con cui si precisa che l’uso dei giudizi descrittivi riguarderà non soltanto la valutazione finale, ma anche quella intermedia.

Un provvedimento immediatamente condiviso dal ministero dell’Istruzione che con una nota stampa ha diffuso la novità ai presidi e agli insegnanti. Negli uffici di viale Trastevere ora sono al lavoro per definire come sarà questa nuova pagella: “Sarà trasparente ed efficace, dovrà segnalare apprendimenti consolidati e da consolidare. Ho chiesto – spiega il capo dipartimento Bruschi – alla commissione al lavoro di produrre documenti agili, praticabili e traducibili. Da una votazione numerica che il genitore capisce dovremo passare ad una forma analitica che non può avere un linguaggio autoreferenziale. Una parte delle famiglie della primaria parlano a stento la lingua italiana perciò non potremo usare un linguaggio oscuro e insondabile”.

Al Miur non pensano a schede con giudizi stereotipati fatti con un copia e incolla, ma chiedono al mondo della scuola uno sforzo per calare ogni valutazione sulla realtà del bambino. A viale Trastevere lasciano la libertà agli insegnanti di usare faccine, voti numerici, sintetici. Nel frattempo però restano i voti numerici: “Per ora nel registro – specifica Bruschi – per le singole prove si dovranno usare ancora i numeri”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Didattica a distanza, “per il 76% dei prof lezioni in presenza insostituibili. Per 2 docenti su 3 cresce il carico di lavoro (di più per le donne)”

next
Articolo Successivo

Scuole nel caos tra contagi, graduatorie e didattica in presenza: una follia senza ‘senno’

next