La scuola in presenza non può essere sostituita, ma la didattica a distanza ha ancora troppi limiti. In un momento in cui torna in campo l’idea di fare lezioni online per gli studenti delle superiori, arriva la stroncatura da parte degli insegnanti. A dirlo è l’inchiesta promossa e condotta dalla Flc Cgil in collaborazione con la Fondazione “Giuseppe Di Vittorio”, l’Università di Roma Sapienza e l’Università di Teramo, presentata oggi a Roma. Per il 76,6% degli insegnanti intervistati, infatti, la didattica in presenza è insostituibile e quella a distanza può essere solo una soluzione temporanea.

Secondo la fotografia scattata durante il lockdown l’uso della didattica a distanza ha peggiorato le condizioni di lavoro anziché migliorarle e ha messo a dura prova i docenti che hanno dovuto usare i propri dispositivi (spesso non sufficienti in famiglia) per raggiungere gli studenti. E poi ci sono gli effetti della dad sui ragazzi: meno di un terzo degli insegnanti intervistati (30,4%) raggiunge, con la didattica a distanza, tutti gli studenti della sua classe. L’unico aspetto positivo sembra essere quello legato alle piattaforme delle scuole, promosse dalla maggior parte dei maestri e professori.

A preoccupare il sindacato è soprattutto la questione del carico di lavoro: “Per circa due docenti su tre (64,7%) – cita la ricerca – è aumentato in modo rilevante in seguito al passaggio alla didattica a distanza. Tra le lavoratrici, si registra un aumento dei carichi di lavoro maggiore rispetto alla platea maschile”. Per quanto riguarda la formazione è stata a macchia di leopardo: nel 62,5% dei casi sono state attivate delle iniziative per sostenere i docenti nell’acquisizione delle competenze necessarie per la didattica a distanza, con delle carenze maggiori che sono emerse tra i docenti della scuola primaria (il 44,5% non ha ricevuto una formazione specifica).

Problemi anche per quanto riguarda l’uso dei dispositivi necessari a fare italiano e matematica in Rete. Secondo i numeri della Flc Cgil “più di otto insegnanti intervistati su dieci (83,3%) usano per la didattica a distanza un proprio dispositivo, non condiviso con altri membri della famiglia”.

I docenti salvano le piattaforme utilizzate dalla scuola giudicate poco o per nulla adeguate solo dal 21,4% dei docenti, abbastanza adeguata per il 57,5% e del tutto adeguata per il 21,1%. A proposito di computer e tablet la stragrande maggioranza del campione (84,1%) ha utilizzato video/audio lezioni in streaming. Significative sono però le differenze in base al grado scolastico: l’uso di video/audio lezioni in streaming prevale tra gli insegnanti delle scuole secondarie, soprattutto tra quelli delle secondarie di secondo grado (licei: 93,4%; non licei 87,4%).

Infine l’inchiesta punta la lente d’ingrandimento sugli effetti della dad sugli alunni: i problemi si sono manifestati più nel Mezzogiorno, dove la percentuale di insegnanti che dichiarano di riuscire a raggiungere tutti gli studenti della propria classe è del 24,2%, 23,7% nelle Isole. Maestri e professori non sono riusciti a fare lezione online per problemi di adeguatezza dei dispositivi da parte delle famiglie degli studenti, ma anche per difficoltà legate a fattori organizzativi: dall’infrastruttura tecnologica messa a disposizione dalla scuola e dal coordinamento interno, con il dirigente e con i colleghi.

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