La prima A entrerà dalla porta centrale. La seconda A dalla porta di destra, la 2C dal retro, la 2B dal camino. I ragazzi della 3E si infileranno nel carrello portavivande e verranno portati da un operatore scolastico direttamente in mensa, che quest’anno sarà un’aula. La prima B e la prima C attraverseranno a carponi un tunnel appositamente scavato dal docente di motoria mentre i ragazzi di 3 A si lanceranno con il paracadute direttamente sul tetto dell’edificio e calandosi lungo la parete entreranno in aula dalla finestra.

Le uscite saranno scaglionate: suoneranno 16 campanelle di tono e lunghezza differente a seconda della classe. Nessun bambino dovrà far cadere la matita, nel caso accadesse la maestra si precipiterà con tanto di guanti a raccoglierla e sanificarla nel più breve tempo possibile. In bagno non ci potranno essere più di due bambini, se al terzo scappa la pipì urgentemente non resterà che adoperare il famoso pappagallo. Durante le mense se non ci sarà la bidella nessun bambino potrà andare in bagno.

A scuola bisognerà avere la mascherina per ogni minimo spostamento e così anche sullo scuolabus, perciò i bambini usciranno da casa con la propria mascherina. Arrivati a scuola la cambieranno per mettere quella di Arcuri. E se la mascherina cadrà a terra, nel buco del cesso o nel piatto della pasta? La maestra avrà sicuramente una mascherina d’urgenza comprata di tasca sua al supermercato. Nessuna paura!

A scuola si camminerà solo sulla destra, non si potrà oltrepassare la riga gialla e in classe quella rossa. Attenti a non mettere un piede oltre la linea. All’intervallo tutti seduti. Dopo la mensa tutti seduti. In aula tutti seduti. Se ti alzi per portare la colla al compagno, mascherina! Se ti alzi per andare al cestino a temperare la matita, mascherina! Benvenuti in caserma, cari bambini.

Le righe scritte qui sopra son in parte surreali e ironiche ma in parte vere, reali, raccolte dalle testimonianze di maestri e maestre che stanno tornando a scuola e passando il loro tempo ad appiccicare bollini segnaposto a terra e a studiare entrate ed uscite. Guai a parlare di didattica e di pedagogia! Quest’anno ciò che conta è la sicurezza o meglio la messa in scena della sicurezza.

Non sono tra la schiera dei pensatori amanti della retorica che evocano l’addio al compagno di banco, ma non posso che essere preoccupato per la scuola che verrà. Diversa, certo, ma anche più triste e più antica.

Il ministero dell’Istruzione ha fatto quel che poteva fare per assicurare la ripartenza ma qualcuno (forse il Cts e la famosa fantasmagorica task force Bianchi) ha dimenticato la didattica ovvero la vita di ogni giorno a scuola.

Siamo ritornati all’aula con i banchi in fila uno dietro l’altro. Mario Lodi e Danilo Dolci, che già facevano lezioni in cerchio, si rivolteranno nella tomba. Le linee del Cts prevedevano un metro di distanziamento da bocca a bocca ma non hanno obbligato nessuno a disporre i banchi in quel modo anni Settanta. Ora i bambini non si potranno più nemmeno guardare in faccia. Si tornerà alla lezione frontale. Dopo anni di sperimentazioni, un passo indietro.

Per la gioia di Ernesto Galli della Loggia è tornata la cattedra al centro. Manca solo il predellino. Ora il maestro avrà la sua scrivania a due metri di distanza dagli alunni. Un’ipocrisia assurda. Siete mai stati in una classe prima o seconda? I bambini si alzano dal banco decine di volte per andare alla cattedra a chiedere. “Va bene così maestra?”. Ora la solerte insegnante dovrà bloccare sul nascere il passo falso del fanciullo.

La “nuova” scuola impedirà ai bambini di incontrarsi in corridoio durante l’intervallo. Vieterà l’incontro in giardino. Addio alla socialità, alla scuola sinonimo di piccola città. Ognuno dovrà vivere nel suo recinto-classe.

Cambierà anche il modo di stare in palestra. A distanza di due metri e meglio non usare palle e altri oggetti. Vorrà dire che faremo flessioni per due ore. Alla faccia delle Indicazioni nazionali che citano: “Partecipare alle attività motorie e sportive significa condividere con altre persone esperienze di gruppo, promuovendo l’inserimento anche di alunni con varie forme di diversità ed esaltando il valore della cooperazione e del lavoro di squadra. Il gioco e lo sport sono, infatti, mediatori e facilitatori di relazioni e ‘incontri’. L’attività sportiva promuove il valore del rispetto di regole concordate e condivise e i valori etici che sono alla base della convivenza civile”.

Non tutti potranno frequentare l’aula d’informatica. In molte scuole si è scelto di non adoperarla. Se avessimo i tablet per ogni allievo, come in Svezia, sarebbe finalmente una saggia decisione. I laboratori di informatica non dovrebbero più esistere in una didattica 2.0. Ma la realtà è un’altra: la maggior parte delle scuole hanno solo l’aula d’informatica. Non si farà più o meglio comparirà nell’orario scolastico ma nessun bambino potrà digitare su una tastiera che dev’essere sanificata prima, durante e dopo l’uso. E così da 25esimi su 28 Paesi per competenze digitali probabilmente finiremo all’ultimo posto.

Ma finita la scuola….tutti al parco insieme! Tutti alla festa di compleanno insieme! Tutti al mare insieme! Buon inizio di non-anno scolastico, cari ragazzi!

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