“Il referendum è una cosa e il governo è un’altra, ma il modo in cui si commenta il No in aree del centrosinistra è quello di dare un colpo al governo”. Per il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, intervenuto alla festa dell’Unità a Modena, c’è una strategia politica precisa dietro alle ultime dichiarazioni di alcuni esponenti del partito (e della maggioranza che sostiene il premier Giuseppe Conte) sul taglio degli eletti. Il suo timore è che dentro al Pd ci sia qualcuno al lavoro per cambiare maggioranza. Parole ancora più dure rispetto a quelle più generiche pronunciate solo pochi giorni fa dal segretario dem Nicola Zingaretti, secondo cui il No al referendum sta diventando, “a prescindere dal merito, la clava per colpire il Pd, la maggioranza” e tutto l’esecutivo. Orlando definisce quindi i suoi compagni di partito “apprendisti stregoni, perché si sa quello che si lascia, ma non quello che si trova”. IlA suo parere, “prima di buttare all’aria un’operazione politica che ci ha salvati” da una deriva anti-europea “io ci penserei due volte”.

Lo stesso avvertimento è stato lanciato a fine agosto da Pierluigi Bersani, secondo cui “la campagna per un no insincero è un trappolone per destabilizzare il governo”. Anche Enrico Letta si è detto favorevole, sottolineando sempre dal palco di Modena che “tutte le nostre proposte di riforma prevedevano lo stesso taglio”. Tra i politici riconducibili al campo del centrosinistra che negli ultimi giorni si sono schierati contro la riduzione dei parlamentari ci sono invece l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, “secondo cui legge elettorale e correttivi sono rimasti solo sulla carta”, e soprattutto il padre nobile del Pd Romano Prodi. Pur consapevole che gli eletti “sono troppi”, l’ex premier è deciso a votare No perché la questione “non è di primaria attenzione”. Poi c’è Matteo Renzi, che ha deciso di lasciare libertà di voto ai suoi sostenitori e non ha sciolto le riserve su come voterà alle urne.

Il vicesegretario dem ed ex ministro alla Giustizia se la prende pure con quei giornali “che in questi anni, su mandato dei loro azionisti, hanno alimentato corposamente l’antipolitica“, ma ora “si fanno paladini della battaglia contro l’antipolitica”. Il riferimento è probabilmente a Repubblica e L’Espresso, più volte critici contro la casta e ora in prima linea a sostenere il fronte del No. “Non demonizzo gli argomenti di chi è contrario”, spiega dal palco di Modena, ma “vederli oggi” schierati in questo modo “mi insospettisce e mi infastidisce”. Nel merito del quesito referendario Orlando spiega che “nel passare da 630 a 400 parlamentari” “non vedo questo cedimento al populismo“.

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