Pare che l’orso M49 sia causa di un trambusto senza pari, nel mio Trentino. In pochi giorni ha messo in subbuglio pastori e allevatori di montagna, che rimangono stupiti del fatto che l’orso si ostini a fare l’orso. E cosa fanno alcuni di loro? Chiudono gli alpeggi e se ne scendono a valle. Ho voluto approfondire un pochino il tema, dopo la notizia, salendo sul Lagorai a vedere alcuni alpeggi e facendo domande ad un pastore-allevatore molto disponibile; ne derivano alcune considerazioni alquanto “strane”.

M49 sarebbe protagonista di diverse predazioni in pochi giorni. Sono perplesso su questo punto, perché un orso è, per natura, un animale pigro e opportunista e uccide solo per bisogno. Predazioni così ravvicinate tra loro non hanno molto senso; inoltre, non è nemmeno accertato che tutte le predazioni siano sue, poiché mancano riscontri seri: nessuno lo ha visto e nessuno ha elementi corporei per poter definire responsabilità.

Inoltre, nel mio passare per i luoghi, ho notato che pecore e mucche sono lasciate completamente incustodite, senza presidio di cani o uomini come evidenzio nella foto allegata, che ho scattato sul Lagorai. Ciò mi ha lasciato di stucco, ovviamente. Se un orso si aggira nella zona, come allevatore non dovrei incrementare la presenza e la guardiania? Inoltre, altra domanda, se M49 è radiocollarato e quindi la provincia di Trento sa dov’è, perché non si segnala la posizione ad allevatori e pastori affinché si attivino per ulteriori attenzioni?

Qualche dubbio sulla protesta messa in atto da questa piccola parte di allevatori-pastori mi rimane. E allora, ho fatto due chiacchiere con uno di loro, per capire come vive la presenza dei grandi carnivori. L’allevatore di montagna con il quale ho parlato ha una sessantina di capre e una ventina di pecore. Nella nostra chiacchierata, serenamente, mi dice che perde dalle tre alle sei capre/pecore all’anno a causa dei lupi, ma lo considera un rischio di impresa che fa parte del suo lavoro.

Peraltro ci sono anche contributi di risarcimento per tali capi persi a causa dei grandi carnivori e tali risarcimenti sono molto più cospicui di quanto valga la vendita dell’animale predato. È peraltro noto che allevatori e pastori possono ricevere fino a 350 euro per capra o pecora come risarcimento, contro un valore di mercato che oscilla tra i 60 e gli 80 euro. Un altro ragionamento, poi, va fatto sulle predazioni dei grandi carnivori, poiché anche su questo tema sarebbe opportuno approfondire come avvengono realmente.

Si narra che molti animali muoiono di cause più o meno naturali, cioè cadendo in un fosso o folgorati da un fulmine; orsi e lupi sentono l’odore della carne prima che il pastore si accorga dell’assenza dell’animale e allora arrivano e mangiano le parti morbide delle carcasse; così, quel capo perso è stato mangiato dal lupo o dall’orso e può godere dei risarcimenti. Pare che questa tecnica sia abbastanza diffusa e mi piacerebbe capire quanto incida sui risarcimenti che la provincia elargisce a causa degli attacchi degli orsi e dei lupi.

Chiaramente rimango allibito da questa situazione che pare sia nota a molti operatori del settore. Penso che se un allevatore, che è un imprenditore, sa che ci sono i grandi carnivori, dovrebbe adeguare la propria attività aumentando la presenza di cani da guardiania, controllando e presidiando i luoghi dove lascia gli animali e ritirare gli stessi alla notte, non lasciandoli fuori all’aperto, come invece spesso avviene. Magari prevedendo anche un presidio costante. Certo tale cambio di organizzazione prevede degli investimenti in tal senso. Anche questo fa parte dell’adeguare la propria impresa ai tempi correnti.

Ricordo, peraltro, che ci sono fior di contributi per adeguare le imprese di montagna alle necessità attuali e che, non ho dubbi, tali contributi siano abbondantemente elargiti dalla provincia di Trento. Ma mi pongo un quesito da cittadino che paga le tasse (come gli altri beninteso): ci sono controlli su come vengono impiegati tali fondi elargiti ad allevatori di montagna? Nel senso: si controlla che tali soldini pubblici vengano utilizzati per adeguare le attività anche alla presenza dei grandi carnivori? Se si, perché avviene che gli allevatori stessi si lamentano e tornano a valle anzitempo?

In merito alla “desmontegada” ( la fase di discesa dalle malghe) anticipata, mi sovviene un altro quesito. Comuni e provincia assegnano le malghe ai pastori/allevatori, i quali ricevono poi anche contributi per l’alpeggio: ma se un soggetto abbandona prima del tempo, continuerà a ricevere ugualmente contributi per un servizio non svolto appieno? Chiedo per informazione, ovviamente, dato che si tratta di soldi pubblici e mi piacerebbe capire. Infine, ho una sensazione del tutto personale; non sarà che M49 sia un facile capro espiatorio per richiedere a chi governa la provincia di Trento maggiori contributi? Chiedo sempre per informazione, ovviamente.

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