C’è una scuola in Italia che a settembre non avrà alcun problema ad assicurare il distanziamento: è il plesso di Alicudi, la più piccola isola delle Eolie o lo “Scoglio”, come lo chiamano gli abitanti del posto. Settanta residenti che d’inverno, quando la natura svela i suoi colori migliori e il vento si fa sentire, diventano ventitré. Lo scorso anno i bambini che frequentavano le lezioni erano cinque; il prossimo settembre diventeranno sette grazie a due ragazze che faranno le superiori in parte in presenza a Milazzo e in parte a distanza, restando a casa loro sull’isola. In questa scuola, la più piccola d’Europa, non è mai venuto nessun ministro dell’Istruzione, nessun rappresentante di viale Trastevere. A custodire la struttura, una casa tipicamente eoliana con sei stanze che s’affacciano sul mare, sono la dirigente scolastica Mirella Fanti e l’ex maestra Teresa Perre: la prima, romana d’origine, ha scelto di fare la preside alle Eolie e vive a Salina; la seconda è arrivata da Milano sull’isola nel 1996 quando la scuola era ancora una sola stanza. Da Lipari per arrivarci servono un’ora e quaranta minuti di aliscafo. Poi, per raggiungere la scuola bisogna scalare la montagna: 357 ripidi gradini di pietra immersi tra cactus di ogni forma, fichi, aloe, fichi d’india, viti e piante di capperi.

Il distanziamento qui è naturale. I bambini arrivano da angoli diversi dello “Scoglio” e l’ingresso in un certo senso è scaglionato da sempre: “Alle Eolie – confida la preside sorridendo – la puntualità non è il massimo. Diciamo che siamo flessibili”. Una piastrella blu posta all’ingresso della scuola fa da biglietto da visita: “Se il rumore del mare sovrasta quello dei pensieri, sei nel posto giusto”. Nell’aula insegnanti, appesi alle pareti ci sono cartelloni che raccontano attraverso la fotografia la storia della scuola; un poster del film documentario “Io vado a scuola” e delle opere d’arte realizzate dai bambini in memoria di Gaetano, il loro vicino di casa scomparso senza che nessuno se n’accorgesse.

Anche qui dai primi di marzo – data in cui è scattata la chiusura degli istituti scolastici in tutta Italia – non si vedono più alunni. Ma c’è una differenza: “Noi alla didattica a distanza eravamo già abituati. Qui – spiega Mirella Fanti – comanda il mare. Quando i maestri, il lunedì non riescono ad arrivare sull’isola a causa delle condizioni avverse del tempo, un insegnante che abita ad Alicudi apre il laboratorio d’informatica e grazie alla lavagna multimediale si fa lezione online. A casa hanno tutti un tablet o un cellulare, perciò la Dad si è fatta senza alcun stupore. Semmai il problema è legato alla rete: a scuola abbiamo una buona connessione, ma sull’isola non è uguale ovunque”. Anche in questo angolo disperso del mondo, infatti, è arrivata l’ansia da Covid e durante i primi giorni dell’emergenza qualche famiglia ha abbandonato il centro abitato per fuggire sul monte, lontano da tutti; una scelta che ha causato qualche problema ai bambini visto che la connessione a quell’altezza non c’è.

Ora la dirigente pensa alla ripresa dell’anno scolastico. Ad Alicudi, dove ci sono cinque insegnanti per sette bambini, la preside non ha dovuto misurare alcun metro di distanza bocca a bocca. Qualche problema in più ce l’ha a Lipari, l’isola più grande delle Eolie, dove ci sono tre scuole per un totale di 400 alunni: “In questo caso – dice la preside – dovrò chiedere dei locali all’amministrazione comunale”. Per le mascherine e gli igienizzanti, invece, è tutto pronto: da Roma sono arrivati i soldi necessari agli acquisti. I problemi sono altri: “Ho chiesto al ministero più insegnanti e più bidelli per far fronte alla situazione. E poi per noi ogni anno far ripartire la scuola è una scommessa. Spesso i docenti assegnati alle isole minori vanno in panico e trovano il modo per andarsene. Eppure in questi anni ho imparato che le criticità possono diventare risorse”.

A Mirella Fanti viene in mente subito la storia di una maestra assegnata ad Alicudi: “All’inizio non voleva proprio starci. I primi mesi furono difficili ma poi mi accorsi che si stava ambientando. Passò l’anno di prova e decise di fermarsi. Per cinque anni è rimasta ad insegnare sull’isola”. La scuola di Alicudi è un mondo a parte. La campanella elettrica non esiste ma c’è una campana che il bidello suona a mano. I bambini lavorano insieme in una pluriclasse e i più grandi aiutano i più piccoli ad imparare proprio come avveniva a Barbiana, nella scuola di don Lorenzo Milani. L’isola, il mare sono la grande aula: basta guardare i cartelloni appesi per capirlo. Ci sono lavori sulle tartarughe, sulla flora e la fauna, sul rispetto del mare. E ogni anno, grazie all’associazione “Marevivo”, i ragazzi possono incontrare gratuitamente degli esperti.

Oltre alle aule, nella scuola più piccola d’Europa c’è anche un museo dedicato all’isola allestito dall’ex maestra Teresa: “Abbiamo voluto lasciare traccia attraverso una raccolta di fotografie, di libri, di documenti. La memoria qui, prima di questo museo, era solo orale e quando è così purtroppo spesso si perde nel vento”. Ad Alicudi hanno risolto anche il problema del pasto: una volta alla settimana, quando c’è il rientro pomeridiano, visto che una mensa non esiste portano il panino da casa. E le feste di compleanno sono una regola. D’inverno non rimane aperto nemmeno l’unico bar, quindi la scuola e l’ufficio postale rimangono gli unici luoghi dove incontrarsi. “Qui – conclude Teresa – non sei solo un docente ma sei educatore, madre, psicologa”. Sull’isola sembra davvero difficile ammalarsi di Covid, eppure c’è un altro virus – spiegano – più pervasivo: è la malattia dello scoglio. Quando arrivi ad Alicudi piangi ma poi non riesci più ad andartene”.

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