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Ultimo aggiornamento: 11:23 del 7 Luglio 2020

‘Ndrangheta stragista, la requisitoria del pm: “Tra il 1993 e il 1994 la storia d’Italia politica si incrocia con le esigenze dell’alta mafia”

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“Tra il novembre 1993 e il gennaio 1994 la storia d’Italia politica, ma anche partitica, si incrocia con le esigenze dell’alta mafia”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo durante la requisitoria del processo “‘Ndrangheta stragista” che vede alla sbarra, davanti alla Corte d’Assise, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e il referente della cosca Piromalli, Rocco Santo Filippone, accusati dell’omicidio dei due carabinieri Fava e Garofalo uccisi il 18 gennaio 1994 sull’autostrada. È agli sgoccioli il processo in cui l’accusa punta a dimostrare come la ’ndrangheta abbia partecipato a pieno titolo alla strategia stragista dei primi anni novanta.

Ieri, nel corso del suo intervento, il procuratore Lombardo ha ricostruito le strategie politiche di Cosa nostra e ‘Ndrangheta all’indomani della vittoria del Pds alle amministrative dell’autunno 1993: “Achille Occhetto si sentiva già presidente del Consiglio. – ricorda il pm – Il rischio comunista non era finito. Quando il sistema di cui stiamo parlando ha capito che il rischio era alto, bisognava trovare delle alternative molto più solide”.Erano gli anni in cui le mafie avevano abbandonato la Democrazia cristiana e puntavano sui movimenti separatisti. La vittoria del Pds cambio le carte in tavola.
“È quella – sottolinea il procuratore aggiunto – la fase in cui si abbandona il progetto portato avanti fino a quel momento per virare, come ci ha raccontato Giuseppe Graviano deponendo in quest’aula, su Forza Italia e quindi sulla figura di Silvio Berlusconi. Vi è un imbarazzante coincidenza organizzativa tra le sedi di Sicilia Libera e quelle di Forza Italia. Si vira pesantemente su quella che sarà Forza Italia. Ecco perché vi è piena coerenza tra la strategia stragista e la strategia politica di chi le stragi aveva organizzato: Cosa nostra, ‘Ndrangheta e altre componenti dello stesso sistema”.

“La strategia stragista – conclude il magistrato – che doveva aprire varchi sempre più ampi ai nuovi soggetti che erano stati identificati. Ecco quello che dice Giuseppe Graviano in relazione alla richiesta chiara che le stragi non si dovevano fermare. Cosa nostra e ’Ndrangheta, in quel momento storico, contemporaneamente e all’unisono, compiono non solo la scelta di abbandonare i vecchi referenti politici, ma anche la scelta di dare sostegno ai medesimi nuovi soggetti”.

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