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IL CASO ENI - 2/6

Sui quotidiani si inneggia al "Nuovo '68" dei giovani che reclamano la svolta verde. Ma le notizie sgradite ai grandi inquinatori sono nascoste in poche righe - Riproponiamo, all'indomani della giornata mondiale dell'Ambiente e delle celebrazioni su giornali, siti e televisioni, l'inchiesta pubblicata su FqMillennium nel novembre 2019
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IL CASO ENI

Il risveglio green, però, è presto dimenticato quando va a sbattere contro interessi più sostanziosi. Il 23 aprile, in Basilicata, un manager Eni e altre 12 persone sono finite sotto inchiesta per disastro ambientale provocato, secondo l’accusa, dal centro oli di Viggiano, già al centro di passate vicende giudiziare. Le responsabilità saranno accertate in tribunale, ma l’inchiesta ha appurato che l’inquinamento c’è stato davvero. Gli stessi giornali Greta-entusiasti nascondono la notizia in poche righe nelle pagine interne. E, invece di pomparla come meriterebbe, affossano la storia di una Greta nostrana, Gianluca Griffa, il giovane capo del centro oli che già nel 2013 aveva denunciato all’azienda le infiltrazioni di petrolio nel sottosuolo. In tutta risposta, Eni lo aveva isolato e destinato ad altro incarico. Il suo cadavere è stato trovato in un bosco nell’agosto 2013, un mese dopo la sua ultima denuncia. Suicidio, secondo gli accertamenti. Così come, quando a metà ottobre la procura di Pavia ha chiuso le indagini sul rogo alla raffineria Eni di Sannazzaro, indagando i tra massimi responsabili aziendali per omissioni nelle procedure d’emergenza, la notizia è stata confinata nelle edizioni locali. Greta o non Greta, il gigante italiano degli idrocarburi è quasi un intoccabile agli occhi dell’informazione (e della politica) italiana. Con la sola eccezione della Stampa che correttamente ha titolato “Despistaggio, bufera sui legali dell’Eni”, i lettori hanno fatto fatica a comprendere la reale importanza dell’indagine per corruzione giudiziaria, che ha portato all’arresto di 15 persone e che ipotizza il coinvolgimento dei vertici in una manovra organizzata per tutelare dalle indagini l’amministratore delegato Claudio Descalzi, imputato a Milano di corruzione internazionale.

Lo stesso Descalzi intervistato il 18 ottobre da Il Sole-24 Ore, con appena un decimo dello spazio dedicato ai guai giudiziari e un titolo tutto verde: “I rifiuti sono il petrolio del futuro”. Ma il piano industriale 2018-2021 che proprio De Scalzi ha presentato prevede una crescita degli idrocarburi (+3,5 l’anno) con 32 miliardi di investimenti, contro 1,2 miliardi nelle rinnovabili. Tanto che il dossier di luglio di Legambiente s’intitola “Eni ci riguarda e rischia di diventare sempre più un nemico del pianeta”. Il dossier riporta fra l’altro le denunce all’Antitrust per pubblicità ingannevole sul biodiesel, proteste esposti e processi per ecoreati in Basilicata e in Sicilia, il sostegno a regimi liberticidi in Congo, Russia, Kazakistan, Egitto, i problemi in Montenegro, Nigeria, Ecuador. “Eni sta sbagliando rotta. Chiediamo al governo Conte di essere coerente con gli impegni internazionali indirizzando le politiche aziendali sulle fonti rinnovabili”, ammoniva Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.

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