Un Corriere della Sera di verde vestito ha salutato ieri la Giornata mondiale dell’Ambiente con un inserto di 13 pagine sul quotidiano e numerosi articoli sul sito. Di verde vestito anche lo sponsor che campeggiava in prima pagina dell’edizione cartacea: il cane a sei zampe – solitamente di colore nero -, storico marchio dell’Eni. La compagnia petrolifera italiana annuncia da tempo svolte ambientaliste, ribadite dall’amministratore delegato Claudio Descalzi nello speciale di corriere.it (Descalzi: “La riconversione verde di Eni passa per rinnovabili ed economia circolare”). Anche se non mancano le critiche a questo piano (leggi un estratto del report di Greenpeace). Nello stesso tempo, però, quando riguardo a Eni emergono vicende più nere che verdi, dall’inquinamento ai guai giudiziari, le relative notizie quasi scompaiono dai grandi quotidiani e telegiornali. Gli “ipocriti sul carro di Greta” sono stati raccontati dal nostro mensile FQ Millennium nel numero di novembre 2019, quando il Covid era di là da venire e l’attenzione mediatica alla giovane attivista svedese al suo massimo. Oggi pubblichiamo sul nostro sito l’inchiesta portante di quel numero, nel quale troverete riferimenti dai giornali del periodo in cui è stato scritto, cioè l’autunno 2019 (Tutti i numeri di di FQ MillenniuM sono acquistabili anche online, clicca qui).

Giornali, politici, aziende, tutti dicono i love Greta: basta che sia gratis

di Nicola Borzi & Paolo Martini

Gli ipocriti del verde non sono solo i grandi inquinatori, che hanno bisogno di presentarsi al pubblico come “puliti”, ricorrendo a quello che nei Paesi anglosassoni è detto greenwashing. Perché il gioco riesca è fondamentale che i media – abbondantemente retribuiti attraverso pubblicità, commissioni, piccoli e grandi tornaconti per giornalisti e direttori – facciano da grancassa. L’importante è che non scalfiscano con domande notizie o inchieste “sbagliate” la patina verde stesa da chi tiene il banco. E spesso sono le testate che cavalcano con maggiore enfasi il fenomeno Greta e le proteste dei giovani contro il riscaldamento climatico. Così come non mancano i politici pronti a dichiarare la loro totale adesione agli ideali green, ma senza la minima intenzione di sopportarne i costi, quando si rendono necessarie misure impopolari o sgradite ai grandi gruppi industriali.

Il Corriere della Sera del 24 settembre titolava “Greta Thunberg e i grandi che non credono ai limiti del mondo” e spiegava “la realtà del cambiamento climatico ha smascherato la fiaba della crescita economica eterna. Solo la nuova generazione porta il fardello di saper vedere in pieno la verità”. “La meglio gioventù. Il mondo dei ragazzi che protestano con il sorriso”, osannava la Repubblica del 27 settembre: “Belli, belli, sono belli i nostri figli senza bandiere, belli e presuntuosi, belli e saputi, belli senza cattiveria, belli senza violenza”. Il 4 ottobre Il Sole-24 Ore coniugava ideale e pragmatismo: “Sostenibilità e rifiuti, passi concreti dopo il risveglio green”. Eccovelo servito il greenwashing all’italiana, che fa ovviamente subito leva, con titoli a scatola, su Greta e i ragazzi dei “Fridays For Future”: La Repubblica li invita perentoriamente a “fare il nuovo ’68”, con interi supplementi culturali e il paragone immediato con “la meglio gioventù” (21 settembre). Su toni analoghi La Stampa, senza dimenticare Il Messaggero, che dedica pagine e pagine alla ricerca della Greta romana e ai ritratti dei “duecentomila” in corteo venerdì 19 settembre. Nel frattempo, la Mondadori si fa notare per l’impegno con cui distribuisce i best-seller della Thunberg La nostra casa è in fiamme e Nessuno è troppo piccolo…, portati in vetrina nelle librerie accanto a un’agiografia, La storia di Greta, e proposti con un intero pacchetto di volumi “per salvare il pianeta”. Intanto sta nell’azionariato del Giornale, quotidiano che fa a gara con Libero e La Verità per azzannare come “gretini” i nuovi ambientalisti.

Cambiamenti climatici? Tutti green ma solo a parole. Ecco come media e politici pompano l’ambientalismo, ma nascondono notizie scomode ai grandi inquinatori

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