Mentre la ricerca scientifica sta cercando di capire quali possibili relazioni esistano fra pandemia di Covid-19 e crisi ambientale, in queste ore milioni di persone si trovano ad affrontare entrambe le questioni, in contemporanea, sulla propria pelle. È il caso della popolazione che, mentre scriviamo, è colpita dal devastante ciclone Amphan, al confine tra India e Bangladesh. Un ciclone di questa potenza non si vedeva nella regione dal 1999. Mamata Banerjee, governatore del Bengala occidentale in India, ha affermato di non aver mai visto “un disastro di queste proporzioni”.

Le vittime finora accertate sono 84, e alle notizie sui media si accompagnano le immagini impressionanti che circolano sui social: strade e campagne allagate, alberi, lampioni e semafori completamente sradicati, auto e centraline elettriche distrutte. Il ciclone ha toccato punte con venti fino a 185 km/h prima di arrivare a terra, con onde sulla costa alte fino a 4-5 metri e piogge devastanti. Gli effetti però non si fermeranno qui. Fortunatamente sembra che il ciclone stia perdendo di forza, ma i numeri degli impatti sono destinati a salire e solo nelle prossime ore si potranno quantificare i danni.

Tra questi non ci sono solo quelli immediati, ma anche quelli di più lungo termine. I campi allagati non consentiranno di coltivare cibo, le infrastrutture devastate non permetteranno la mobilità, la mancanza di corrente elettrica o linea telefonica, i danni alle abitazioni significheranno non avere un posto dove vivere: in poche parole il futuro di intere comunità e regioni è messo fortemente a rischio.

Come se non bastasse, la concomitante emergenza Covid-19 ha reso più complicate le operazioni preventive di evacuazione, dato che molti centri adibiti erano già occupati come strutture per la quarantena, e renderà ancora più complessi gli interventi di salvataggio, in uno scenario in cui il distanziamento sociale passerà in secondo piano e le condizioni igienico-sanitarie risulteranno compromesse. In pratica questo nuovo evento estremo sta spingendo milioni di persone verso una drammatica situazione: andare incontro al rischio di contrarre il Covid-19 per sfuggire alla devastazione dei cambiamenti climatici.

Mentre alcuni eventi che ci colpiscono non sono del tutto prevedibili, c’è qualcosa che invece si può e si deve fare per evitare che situazioni del genere diventino la norma. Dobbiamo agire subito per contenere l’aumento della temperatura globale e mitigare in questo modo gli effetti dell’emergenza climatica.

Eventi come i cicloni, ma anche siccità, tempeste, innalzamento dei mari, sono gli effetti concreti di un clima che cambia troppo velocemente a causa dell’azione dell’uomo. E non serve guardare al Sud-Est asiatico, dato che ne abbiamo diretta esperienza anche qui in Italia.

Questi eventi diventano sempre più frequenti e intensi man mano che aumenta il nostro impatto sul Pianeta. Continuare a estrarre e bruciare gas, petrolio e carbone, ad alimentare la deforestazione, a inquinare e a promuovere stili di vita e di consumo insostenibili, vuol dire dirigersi verso un futuro sempre più esposto sia agli eventi climatici estremi, sia alla diffusione di pandemie e malattie infettive. Il 2020 si prepara inoltre ad essere l’anno più caldo mai registrato. Cos’altro ci serve allora per leggere tutti questi segnali che il Pianeta ci sta mandando e cambiare rotta a tutela del clima, dell’ambiente e di tutti noi?

Memoriale Coronavirus

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