Sono almeno 84 le persone morte a causa dal ciclone Amphan che si è abbattuto da mercoledì sera su India e Bangladesh, sulle coste del Golfo del Bengala. L’uragano di categoria 3, che ha fatto registrare venti da 170 chilometri orari, con raffiche massime da 190 chilometri orari, nelle ultime ore si è spostato sulla megalopoli indiana di Calcutta. Più di 2,6 milioni di persone sono in fuga, una maxi evacuazione resa ancora più difficile dalla pandemia di coronavirus. Le autorità hanno avvertito che la tempesta potrebbe spingere le onde del mare fino a 25 chilometri nell’entroterra, causando l’inondazione delle città, tra cui proprio Calcutta.

Migliaia le abitazioni danneggiate dal ciclone, gli alberi e i pali dell’elettricità sradicati, danni a strade e infrastrutture e le inondazioni causate dalle abbondanti piogge. Secondo quanto riportato dai media locali, più di un milione di persone sono rimaste senza elettricità. E il numero delle vittime rischia di aumentare notevolmente, considerato che in molti si sono rifiutati di lasciare i loro villaggi e il loro bestiame. Le operazioni di soccorso sono inoltre rese molto più difficili a causa della pandemia che rischia di contagiare le persone riunite nei rifugi dopo essere state evacuate dalle zone maggiormente a rischio.

“Non ho mai visto un disastro di queste proporzioni – ha detto Mamata Banerjee, governatore del Bengala occidentale – Un disastro peggiore di quello rappresentato dal Covid-19″. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha però assicurato che le autorità stanno lavorando sul campo per garantire tutta l’assistenza possibile alle persone colpite.

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