“C’è bisogno di un tavolo sulla siderurgia. Le multinazionali non possono fare le politiche industriali di questo Paese, le deve fare questo Paese anche rapportandosi con le multinazionali. Ma non devono essere loro a decidere se si produce o meno l’acciaio”. Così Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, rispondendo a una domanda de Ilfattoquotidiano.it durante la conferenza stampa sul tema “Dove andiamo. Trasporti al lavoro: costruiamo oggi la mobilità di domani”, organizzata dal sindacato.

“La siderurgia in Italia parte da investimenti pubblici, che ci hanno portato ad avere punti di eccellenza assoluta come l’Ast e il più grande siderurgico d’Europa a Taranto – ha spiegato Re David sul tema del rischio di una grande crisi dell’acciaio italiano sollevato da Ilfatto.it negli scorsi giorni – e brevetti però sono stati portati all’estero. Ora è in mano alle multinazionali, per lo più di origine orientale, con percorsi frammentari e non conclusi. Non solo abbiamo una gestione dell’Ilva complessa, ora c’è anche ThyssenKrupp che mette in vendita l’Acciai Speciali Terni”. Per questo, conclude la leader dei metalmeccanici della Cgil, è “fondamentale un tavolo complessivo sui temi dell’acciaio” per “capire come lo Stato, che ha messo tanti soldi nella siderurgia, può dire la sua”.

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