Undici medici deceduti in 48 ore: la Federazione nazionale degli ordini dei medici, che ricorda tutti i camici banchi che hanno perso la vita nell’emergenza sanitaria in corso, ha reso noto il triste record di vittime durante lo scorso fine settimana. Dall’inizio dell’emergenza hanno perso la vita già 63 medici: gli ultimi, in ordine di tempo, sono Guido Riva, a Bergamo, e Valter Tarantini, a Forlì.

Rosario Vittorio Gentile, medico di famiglia di Cremona, era conosciuto per il suo lavoro nello sport: per diverse stagioni aveva affiancato le squadre di calcio locali, il Pizzighettone prima e della Pergolettese. Francesco Dall’Antonia, invece era stato primario dipartimento Chirurgia di Vicenza ed era volontario della Croce rossa e vicepresidente di Senior Veneto. La vedova, scrive il Giornale di Vicenza, aveva appena perso anche la madre: “Da quando è stato ricoverato non l’ho più visto. L’ultimo contatto con lui è stato un messaggio. Bergamo piange altri due professionisti: il cardiologo Aurelio Maria Comelli, e il medico di famiglia Michele Lauriola. A Lecco è scomparso a 86 anni l’ex presidente dell’Ordine dei medici provinciale Francesco De Alberti: “Un uomo eccezionale – raccontano i colleghi sulla stampa locale – ben voluto da noi colleghi ma anche da tutti i suoi pazienti”. Roberto Mario Lovotti, medico di famiglia di Milano; Domenico Bardelli, odontoiatra di Lodi, è stato colpito dalla malattia poco prima di ritirarsi in pensione. “Un uomo concreto – lo ricorda Vittorio Codeluppi sulle colonne del Cittadino – le idee che aveva diventavano subito realtà. Era una persona burbera, ma di grande cuore”. Anche Brescia perde uno dei suoi medici di famiglia, Giovanni Francesconi. Mentre Abdulghani Taki Makki lavorava come odontoiatra a Fermo: l’ultimo post sui suoi social era un messaggio di speranza, un cuore con scritto “Andrà tutto bene”. Due vittime anche in Puglia: Mario Luigi Salerno, fisiatra di Bari, e un medico penitenziario di Foggia di cui non è stato reso noto il nome.

Guido Marinoni, presidente dell’ordine di medici di Bergamo, paragona i decessi tra a un’altra tragedia: “La situazione mi ricorda il Vajont: la diga era meravigliosa dal punto di vista ingegneristico ma non avevano messo in sicurezza i fianchi della montagna che è franata nel bacino provocando un disastro”.

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