La Francia vieta l’ingresso a Ben-Gvir: “Comportamenti inqualificabili verso la Flotilla”. Un convoglio di attivisti fermo in Libia
Gli attivisti della Flotilla arrestati da Israele sono rientrati, ma quanto hanno mostrato attraverso immagini e testimonianze – segni di lividi e botte inclusi – continua a fare il giro del mondo. E a tradursi anche in prese di posizione politiche. Oggi la Francia ha vietato l’ingresso nel proprio territorio al ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, dopo la diffusione di un video che lo mostra mentre deride alcuni attivisti della Global Sumud Flotilla, ripresi inginocchiati e con le mani legate.
“Questa decisione – annunciata su X dal ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot – fa seguito ai suoi comportamenti inqualificabili nei confronti di cittadini francesi ed europei passeggeri della flottiglia Global Sumud“, ha scritto il capo della diplomazia di Parigi, sostenendo comunque che il governo di cui fa parte “disapprova l’iniziativa” della Flotilla stessa. Pur condannando “l’iniziativa di questa Flotilla, che non produce alcun effetto utile e sovraccarica i servizi diplomatici e consolari, di cui saluto la professionalità e la dedizione”, Barrot ha sottolineato che “non possiamo tollerare che cittadini francesi possano essere così minacciati, intimiditi o maltrattati, tanto più da un responsabile pubblico”. Citando l’iniziativa da parte dell’omologo italiano Antonio Tajani, Barrot ha anche chiesto all’Unione europea di adottare sanzioni nei confronti di Ben-Gvir. Iniziativa peraltro criticata da più parti perché esclude il resto del governo israeliano, compreso Netanyahu.
Nel frattempo, un convoglio della Flotilla in viaggio via terra per portare aiuti alla Striscia di Gaza è fermo in Libia. “Siamo al settimo giorno di accampamento alle porte di Sirte”, si legge in un post sui social della delegazione italiana, “nelle ultime quarantotto ore le nostre delegazioni sono state rifiutate da parte delle autorità della Libia dell’Est, chiudendo di fatto qualsiasi possibilità di dialogo con la Mezzaluna Rossa. Le indicazioni sono state di lasciare qui gli aiuti senza alcuna garanzia e di tornare indietro”. “Ci opponiamo con decisione a questa richiesta da parte delle autorità di Haftar e chiediamo garanzie che gli aiuti siano consegnati dalla Mezzaluna Rossa alla popolazione di Gaza“, continua il post, “anche alla luce delle violenze imposte alle compagne e ai compagni della Flottilla, in queste ore chiediamo all’unisono a tutta la comunità internazionale – istituzioni, media e società civile – di fare pressione affinché questo convoglio possa finalmente fare rispettare il diritto internazionale e garantire il passaggio degli aiuti destinati alla popolazione di Gaza, come dichiarato dall’articolo 40 della Convenzione di Ginevra“.
In Italia intanto, Vittorio Sergi, insegnante di Senigallia (Ancona) che ha partecipato Flotilla, tornato ad Ancona dopo essere stato sequestrato e fermato dalle autorità israeliane, ha chiarito che sono partite il 18 maggio le denunce verso “chi solleva dei dubbi sulle nostre torture” e ha aggiunto che “molti di noi si stanno facendo refertare in queste ore negli ospedali italiani”. Ha parlato nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Coordinamento Marche per la Palestina, insieme a un altro attivista, Marco Montenovi di Ancona. “Saremo sentiti in questi giorni dal team legale e nell’ambito dei due fascicoli aperti in Procura a Roma su questa vicenda”, ha aggiunto Montenovi. “Il viaggio di ritorno e di andata sono stati completamente a carico della Global Sumud Flotilla e non abbiamo mai chiesto nulla al governo italiano”, ha sottolineato Sergi. L’attivista è tornato anche sul botta e risposta di ieri in strada a Senigallia con il consigliere regionale Corrado Canafoglia e l’eurodeputato Carlo Ciccioli (Fdi). “Il tentativo di farsi pubblicità tramite questa azione umanitaria è destinata a cadere nel ridicolo“, ha concluso.