Nordio ricorda Falcone paragonandosi a lui: “Sia io sia lui abbiamo rischiato la vita per salvaguardare lo Stato”
Come ricordare il magistrato simbolo della lotta alla mafia proprio nel giorno dell’attentato in cui Cosa Nostra lo fece saltare in aria insieme alla moglie e alla scorta, dilaniando un pezzo di autostrada? Paragonandosi a lui. E’ stata la strada scelta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, presente alle cerimonie per commemorare Giovanni Falcone nell’anniversario della strage di Capaci. Probabilmente il guardasigilli, concedendo il beneficio del dubbio, voleva ricordare il sacrificio estremo del giudice il cui volto è l’icona della guerra alla criminalità organizzata. Tuttavia ha detto questo: “Io mi sento magistrato, prima ancora che ministro, quindi questa giornata per me è particolarmente emozionante. Sia io che Giovanni Falcone abbiamo rischiato la vita: io quando indagavo sulle Brigate Rosse e lui sulla mafia. Purtroppo, lui ha sacrificato la vita per un ideale che è quello di tutti noi: salvaguardare lo Stato e la sicurezza dei cittadini”.
Il tema delle minacce di morte delle Br in Veneto all’inizio della sua carriera, negli anni Settanta, è stato più volte ricordato dal ministro, soprattutto durante la campagna referendaria conclusa con la sconfitta di fine marzo. Se ne ricordano almeno 4 in forza dell’argomento difensivo per il quale un ex pm che ha rischiato di essere ucciso – lui – non può “umiliare la magistratura“. Dopo uno dei vari scivoloni durante un dibattito e l’invito del capo dello Stato ad abbassare i toni Nordio aveva detto: “Io sono entrato in magistratura cinquant’anni fa e la prima inchiesta che ho seguito è stata quella sulle Brigate Rosse. Ho rischiato la vita e ricevevo a casa le lettere con le stelle a cinque punte. Quindi l’idea che io possa pensare a una resa dei conti con una magistratura alla quale mi ritengo ancora di appartenere è assolutamente metafisica”. Ma già a fine 2024, invitato a commentare un’uscita di Elon Musk, aveva risposto: “Ci sono momenti in cui le parole sfuggono dal cervello, agiscono da sole, ma fa parte della dialettica politica un po’ esasperata di questi tempi. Del resto, ne abbiamo sentite di tutti i colori: anche nei nostri confronti sono state dette cose terribili. In parlamento, quando abbiamo proposto la limitazione delle intercettazioni, hanno detto che volevamo aiutare la mafia o il terrorismo: detto a un ministro della Giustizia che quarant’anni fa ha rischiato la vita con le Brigate Rosse mi è sembrato un po’ offensivo”.
Il ministro della Giustizia ha rivendicato che “in tanti, specie dall’America Latina, che è molto più sensibile di altri visti i fenomeni legati alla droga e alla criminalità organizzata che vivono, ma anche dall’Europa del nord, sono venuti a copiare il nostro modello organizzativo e normativo di contrasto alle mafie“. “Si tratta, specie per il nord Europa, pensiamo all’Olanda e alla Svezia, di Paesi in cui questo genere di criminalità organizzata non esisteva – aggiunge – e i crimini connessi alla droga e altre forme come le estorsioni sono relativamente nuovi, mentre noi ne soffriamo da tempo”. Nordio ha annunciato anche che l’auto su cui viaggiava Falcone il giorno della strage, “questa reliquia insanguinata dove sono morti il magistrato, la moglie e la scorta”, finora custodita dal ministero della Giustizia, sarà portata al Museo del Presente, aperto da oggi.