La notizia è talmente surreale da sembrare falsa. Eppure, a quanto pare, così non è. I cittadini di Poggioreale, insieme alle autorità e a Coldiretti Sicilia, sono scesi in piazza non per un climate strike, ma per portare in processione la statua di Sant’Antonio da Padova e del Santissimo Crocifisso. Come se fossimo ancora nel Medioevo, come se non sapessimo nulla sui cambiamenti climatici e sul rapporto tra siccità e riscaldamento globale.

Ammetto. A me la processione ha fatto anche simpatia. Se fossi stata lì, magari ci sarei pure andata, perché manifestare insieme la paura verso eventi estremi e tragici – come la siccità appunto – può essere comunque importante, fosse solo per la condivisione dei timori. E poi, pensavo, cos’altro devono fare i cittadini se le autorità e la politica non si occupano né della siccità, né del cambiamento climatico, vivendo in uno stato di indifferenza/rassegnazione colpevole e assurdo? Senz’altro stupisce più la posizione di Coldiretti, che sul piano nazionale, invece, rivendica costantemente il legame tra disastri agricoli e cambiamenti climatici, come è giusto che sia. Ma non in Sicilia, a quanto pare.

Sono due mesi e passa che non piove quasi per nulla in Italia. La situazione è drammatica in molte zone del paese. Eppure la notizia non è degna di arrivare sulle prime pagine dei giornali, che continuano ancora a parlare di cose che in confronto all’assenza di acqua sono poco più che niente. Tutto sommato, l’atteggiamento e dei giornali e di chi ci governa è fideistico esattamente come quello dei cittadini siciliani. Si spera che piova, e basta. Eppure, i dati scientifici sul cambiamento climatico dicono che pioverà sempre meno, ancor meno di ora. Che pioverà tutto insieme, proprio come è successo a novembre, per poi, magari non piovere più. D’altronde quello è quello che sta accadendo in molti paesi del continente africano, che è proprio sotto a noi, forse è il caso di dare un occhio alle cartine geografiche.

Cosa si potrebbe fare? Tantissimo, ovviamente. Non sono un’esperta agricola, ma parlando con chi coltiva mi è chiaro che, anzitutto, occorre fare in modo che tutta l’acqua che cada venga raccolta, senza che se ne sprechi una goccia, attraverso l’uso delle cisterne. Poi, vanno adottate tecniche agricole che consentano un minor consumo di acqua. E molto altro ancora. Dall’altro lato, occorre agire sul contrasto ai cambiamenti climatici, tema enorme, certo, ma che è talmente legato alla siccità da rendere obbligatorio che se ne parli, a livello politico nazionale e regionale, sui media nazionali e locali, sempre, tutti i giorni. Anche per discutere misure che dovremo per forza intraprendere prima poi, come, ad esempio, al costruzione di dissalatori, se l’acqua piovana non basterà più.

Di nuovo, ciò che sciocca è il silenzio della politica su temi così centrali. Non mettendoli al centro dell’agenda politica, fanno sì che la gente non si renda conto del problema. Al momento, nessuna delle persone che conosco vicino è preoccupata della siccità, e perché dovrebbe, visto che nessuno le informa e l’acqua esce dal rubinetto copiosa. Il problema è che, prima o poi, le municipalizzate cominceranno a razionare l’acqua, che sarà sempre di meno. Da un lato sarà un momento quasi benedetto, visto che finalmente la gente comincerà a capire cos’è il cambiamento climatico, perché le cose si capiscono solo quando il proprio stile di vita viene compromesso. Dall’altro, però, è profondamente ingiusto che si arrivi a misure così senza un previo, lungo dibattito, senza che i cittadini siano preparati. Passando dallo spreco totale alla scarsità idrica.

Certo, tutto ciò potrebbe non avvenire se Sant’Antonio farà il miracolo. Purtroppo, però, la scienza dice il contrario e anche se chi l’ascolta viene chiamato profeta di sventura sarà lei alla fine ad avere la “meglio” sopra la superstizione. Ancora incredibilmente oggi viva persino tra le istituzioni, oggi nel 2020.

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