Chiedono di portare la pensione minima a 1084 euro e che la fine del divario di genere tra lavoratori e lavoratrici, penalizzate da pensioni troppo basse. Insistono su questi punti dal 15 gennaio 2018, da quando hanno iniziato a ritrovarsi in piazza: sono un gruppo di pensionati dei Paesi Baschi, che più di due anni fa ha iniziato a manifestare per portare l’attenzione del governo e dell’opinione pubblica sulla necessità di modificare urgentemente il sistema pensionistico pubblico, rivoluzionato negli ultimi anni da due riforme che hanno allarmato i pensionati di tutta la Spagna. Da allora la “Marea Pensionista” non ha mai smesso e, succeda quel che succeda, ogni settimana i pensionati si fanno sentire.

All’origine la volontà di far sapere quello che sta succedendo alle loro pensioni. “Non è vero che allo Stato mancano i soldi: è tutto strettamente collegato a un preciso disegno di volontà politica”, spiega Conchita Ribera, una dei portavoce della Marea Pensionista, convinta che chi è al potere sia più propenso a favorire assicurazioni e privati anziché i cittadini. Certo, il nuovo governo spagnolo ha deciso l’aumento delle pensioni dello 0,9%, ma Conchita e la Marea osservano con attenzione le prossime mosse: “Al Ministero del Lavoro hanno affidato la previdenza sociale a un neoliberale puro e semplice, quindi stiamo a vedere. Poi siamo contrari alla “borsa austriaca” promosso ministra Calviño, che è un fondo dove l’azienda, ogni mese, versa una somma che il lavoratore riscuoterà con la liquidazione. Un colpo al cerchio e uno alla botte, come sempre. Noi continueremo a manifestare per le strade della città e a lottare, perché le pensioni si difendono”.

Al centro della protesta c’è anche l’ambizione di annullare il divario di genere tra lavoratori e lavoratrici: “Le donne – continua Ribera – hanno avuto carriere più brevi rispetto agli uomini, perché hanno avuto accesso più tardi al mondo del lavoro. Anni fa si diceva che non dovevano lavorare perché c’era lo stipendio del marito, che dovevano prendersi cura della casa, dei bambini e degli anziani. E così non hanno potuto accumulare i contributi necessari per una pensione dignitosa. Oggi più di un milione e mezzo di donne non incassa più di 500 euro”. Tra le loro richieste anche quella di mantenere pubblici “i servizi di luce, gas e acqua perché privatizzarli significa fare affari sulla pelle dei cittadini”. E le rivendicazioni virano pure su altri fronti: “Chiediamo l’aumento degli indici dei prezzi al consumo e che si blindino le pensioni come diritto nella Costituzione. Vogliamo anche che la minima sia fissata a 1084 euro perché, tutto quello che sta sotto questa cifra, equivale a trovarsi in uno stato di povertà”.

Dall’esempio basco sono nati altri gruppi locali che si sono uniti alla “Marea” e che ogni settimana escono in strada e si riuniscono per manifestare contro un sistema pubblico che deve cambiare per rispondere alle necessità dei pensionati di oggi e di domani. Il calendario delle manifestazioni è settimanale, ma non ci si ferma solo a un impegno cadenzato e locale: “Noi pensionati ci siamo organizzati creando il Coespe, la Coordinazione statale per la difesa del sistema pensionistico, che si suddivide in circa 300 gruppi in tutto il Paese. Al lunedì manifestano in tanti, baschi inclusi. Al mercoledì la protesta si sposta poi a Madrid e in altre città e prosegue altrove anche il giorno dopo. Poi ci sono le manifestazioni nazionali e regionali, come quella del 16 dicembre, quando ci siamo presentati davanti a tutte le sedi del Parlamento della comunità autonoma”.

La speranza non li abbandona, anche se, di settimana in settimana, sono sempre meno i partecipanti: “Noi continuiamo a sperare e ad aspettare che arrivi il giorno in cui tutti si uniranno a noi. Continueremo fino al momento in cui chi è al potere darà seguito alle nostre richieste”. Come i pensionati spagnoli, anche i francesi protestano da settimane per la riforma delle pensioni. E l’ammirazione per loro è tantissima. “Il tema interessa tutti, gli anziani di oggi e quelli di domani, che sono quelli maggiormente a rischio. E anche per questo chiediamo ai cittadini di unirsi alla nostra lotta, in Europa e oltre”.

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