Certo, ci si può consolare pensando che i francesi se la passano peggio, con il mondo dei trasporti in subbuglio permanente straordinario, dopo la clamorosa grève générale del 5 dicembre che ha mandato in tilt la circolazione di mezza Europa.

Eppure, anche solo a scorrere l’elenco dei disservizi e dei lavori che gli italiani troveranno sulle strade e le autostrade per il cosiddetto esodo natalizio, quest’anno automobilistico appare nero che più nero non si può: oltre alla catena di disastri più o meno naturali, che hanno colpito di nuovo particolarmente il Nord Ovest, ci sono un po’ ovunque anche le interruzioni legate alle varie indagini e ai controlli che si sono ovviamente intensificati. A tutto ciò si aggiungono i nuovi cantieri e le manutenzioni ordinarie.

Risultato: c’è da aspettarsi un altro “esodo da incubo“, per dirla con il canonico titolone da telegiornale. Del resto, stando a dati di previsione, tra Natale e Capodanno si muoverà su asfalto un bel 30% degli italiani: 18 milioni di persone si chiuderanno nelle scatole a quattro ruote per tornare a casa e mangiare il panettone in famiglia, o per godersi una bella vacanza da qualche parte.

Più di quattro milioni punteranno sulle nostre località di montagna, sempre stando a dati divulgati dalle Autostrade per l’annuncio dell’estensione del Telepass, dopo i parcheggi urbani e altri servizi, pure alle biglietterie degli impianti di risalita delle principali stazioni sciistiche.

Occorre anche considerare, al di là del disastro stradale, la nuova coscienza ecologica spinta dai movimenti giovanili e ambientalisti. E così si può sperare che maturi anche in Italia la nuova tendenza a limitare gli spostamenti, soprattutto quelli superflui e festivi, magari sull’onda di una moda che gli abominevoli uomini del marketing hanno già ribattezzato con la cacofonica parola composta staycation, dal verbo to stay=stare e dalla crasi di vacation=vacanza.

Diciamo pure che il periodo di fine anno si presta particolarmente a questa scelta: non solo nei Paesi anglosassoni, ma anche nel Mediterraneo il concetto di una vacanza natalizia dedicata alla famiglia, e quindi nei dintorni di casa, è proverbialmente radicato. Alla staycation giova anche la riconversione delle città, un tempo industriali, in vere e proprie mete turistiche di grande richiamo: come è stato il caso davvero clamoroso di Milano, che quest’anno si accinge a superare Venezia per numero di presenze, anche al netto dei giorni di acqua alta.

A dire il vero, è dalla seconda metà dell’Ottocento che poeti e intellettuali ci propongono con la figura del flâneur, un nuovo e nobile prototipo di vagabondo metropolitano che affonda le sue radici tra la Parigi di Charles Baudelaire e quella dei Passages di Walter Benjamin.

Oggi qualcuno prova a trasformare in un business la passione post-moderna e post-borghese della flânerie, e la chiama “turismo di prossimità“, con un’altra espressione gergale che gli esperti hanno affibbiato al nuovo trend di preferire dedicarsi a visitare la propria città e i luoghi immediatamente limitrofi, invece di fare sempre le canoniche vacanze con viaggi magari interminabili.

Così nascono nuovi business, persino tariffe e servizi alberghieri dedicati ai residenti. Per non dire della contrapposizione di un’offerta di cibo e di locali che al “tutto uguale” delle catene internazionali risponde con lo stile glocal (pardon, è un’altra parolaccia), che affonda le sue radici in una particolarità del luogo, ma in qualche modo si richiama a un identico schema mondiale.

Quindi, buone feste di prossimità a tutti, anzi: happy Christmas staycation!

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