Christine Lagarde ha ricevuto il primo via libera. La commissione economica (Econ) del Parlamento europeo ha approvato la candidatura della francese a presidente della Banca centrale europea. Ora la palla passa alla plenaria di Strasburgo, che dovrà confermare la nomina nella sessione di metà settembre. La Lagarde in mattinata nel suo discorso davanti all’Eurocamera ha parlato di una “banca centrale europea vicina alla necessità della gente e che non si faccia guidare dai mercati. Che sia sensibile alla lotta contro le disuguaglianze e che si renda comprensibile ai cittadini, facendo loro capire ‘l’impatto, gli effetti negativi, che cos’è, che sta lavorando con il loro interesse al centro’. E considera una priorità il rafforzamento del “ponte con le persone”. In tutto sono stati 37 i voti favorevoli, 11 i contrari e 4 gli astenuti. Il trattato prevede comunque che la nomina spetti al Consiglio Europeo per tutti e sei i membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea, che comprende sia il presidente che il vicepresidente, più altri quattro membri. Il Consiglio Europeo decide tramite una votazione a maggioranza qualificata, sulla base di una raccomandazione del Consiglio e consulta anche il Parlamento Europeo e il direttivo della Bce (composto dei sei membri del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali dei 19 paesi della zona euro).

Prima della presentazione ufficiale del nuovo esecutivo M5s- Pd, i giornalisti hanno chiesto all’avvocato un parere sul dem Roberto Gualtieri, riconfermato presidente della Commissione affari economici, il cui nome, poi confermato, come ministro dell’Economia era già nell’aria. Per la Lagarde, che lo ha pubblicamente ringraziato “per il lavoro svolto sul mercato dei capitali” davanti alla Commissione che presiede, sarebbe stato “un bene per l’Italia e per l’Europa”.

In audizione all’Eurocamera, Lagarde ha sottolineato che “le sfide che giustificano l’attuale politica della Bce non sono sparite, l’economia dell’Eurozona affronta rischi nel breve termine collegati a fattori esterni, e l’inflazione resta persistentemente sotto l’obiettivo” e si è augurata “di non dovere mai dire whatever it takes“, riferendosi alle parole del suo predecessore Mario Draghi, quando nel 2012 disse che la Banca centrale europea era disposta “a qualsiasi cosa” pur di salvare l’euro. “Spero di non dover mai dire una cosa simile – ha continuato Lagarde, che all’epoca era presidente del Fondo monetario internazionale – perché significherebbe che gli altri policymaker non stanno facendo quello che dovrebbero”.

Nella sua audizione davanti agli eurodeputati ha insistito sulla volontà di rendere comprensibile il “nostro linguaggio e le politiche della Bce” alle persone “della zona euro” e non “agli operatori del mercato” che “già conoscono benissimo il nostro linguaggio”. Un concetto che poi ha rafforzato ulteriormente: “La Bce – ha continuato – deve ascoltare e parlare con i mercati, ma non farsi guidare dai mercati. Ma la Bce deve ascoltare anche le necessità della gente. Bisogna promuovere il dialogo e far sì che la gente senta proprio l’euro. La gente deve sentire la Bce come la propria banca, che pone al centro della politica i loro interessi”. Elemento che ha ribadito anche nella replica al leghista Rinaldi: “La Banca centrale risponde agli europei, non agli Stati”. In cima alle priorità anche la lotta alle disuguaglianze: “All’Fmi ho collaborato con Oxfam, è una preoccupazione che continuerò a perseguire anche alla Bce“, sottolineando che a questo scopo “la stabilità dei prezzi resta l’obiettivo principale”. Secondario invece ma comunque obiettivo della Banca centrale europea la “tutela dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico”, accogliendo così favorevolmente l’intenzione della presidente della Commissione eletta Von der Leyen di presentare un nuovo green deal. “Non so se sarà nuovo, ma l’iniziativa è lodevole”.

Quanto alle misure messe in atto dalla Bce, per Lagarde è necessario “fare un inventario” e “riflettere se il quadro di politica monetaria è sufficientemente solido per far fronte alle nuove sfide”, ha spiegato, aggiungendo che “l’impatto delle misure non convenzionali (tra le quali il quantitative easing, ndr), per continuare ad essere positivo, dovrà basarsi su analisi costi-benefici. “Bisogna essere vigili”. “Sono convinta che ci servono sia regole di bilancio semplificate sia uno strumento di bilancio della zona euro come complemento. Le politiche di bilancio – ha detto – devono stabilizzare le nostre economie durante i rallentamenti ed evitare il troppo carico sulla politica monetaria. Quando ero ministro delle finanze, ho assistito alla difficoltà di coordinarle“, perché “sono concentrate su questioni nazionali e non su prospettive europee”. Poi ha citato John Fitzgerald Kennedy (“Riparate il tetto fino a quando il sole splende”) rispondendo a chi le chiedeva se fosse necessario cambiare la politica fiscale e di bilancio in Europa, dicendosi favorevole a una “semplificazione” delle regole sui conti. “Alcuni paesi hanno lo spazio per farlo, hanno il margine per cambiare la loro politica fiscale” ha sottolineato Lagarde in merito a cambi di politiche, affermando che stiamo vivendo un “periodo di crescita nell’economia industrializzata, anche se permangono incertezze” legate alla Brexit e alle relazioni commerciali internazionali.

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