La Banca centrale europea apre a una ripresa del quantitative easing, il piano straordinario di stimolo dell’economia dell’Eurozona lanciato nel marzo 2015 grazie al quale la spesa per interessi sul debito pubblico sostenuta dall’Italia è calata di diversi miliardi di euro l’anno. Il consiglio direttivo dell’Eurotower, che si è riunito giovedì, “ha dato mandato ai relativi comitati dell’Eurosistema di esaminare le opzioni”, fra cui “le dimensioni e la composizione di nuovi acquisti di titoli”. Il via libera definitivo potrebbe arrivare a settembre, subito prima dell’addio di Mario Draghi che sarà sostituito da Christine Lagarde. Contestualmente è probabile anche un nuovo taglio dei tassi di interesse, che oggi sono stati lasciati invariati ai minimi storici attuali. Il comunicato diffuso dopo il board spiega infatti che rimarranno su livelli “pari o inferiori a quelli attuali almeno fino alla prima metà del 2020 e comunque per tutto il periodo di tempo necessario” per far risalire l’inflazione. Cambia dunque la “forward guidance”, cioè l’indicazione data ai mercati, perché la precedente formulazione faceva riferimento solo a livelli pari e non inferiori.

“Le informazioni più recenti indicano che circostanze sfavorevoli a livello mondiale continuano a pesare sulle prospettive per l’area dell’euro“, ha sottolineato Draghi in conferenza stampa, aggiungendo come la possibilità di un rimbalzo appaia ora “meno probabile”, considerato che i segnali sembrano anticipare un indebolimento dell’economia anche per il secondo e terzo trimestre anche se “continuiamo a giudicare abbastanza bassi i rischi di recessione”.

“La prolungata presenza di incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti lascia il segno sul clima di fiducia”. Le prospettive peggiorano “soprattutto nel manifatturiero e in quei paesi in cui questo settore è cruciale. E a causa delle catene del valore questo si propaga in tutta l’Eurozona”. Per esempio il settore manifatturiero in Germania e in Italia sta soffrendo uno “shock idiosincratico”. Il presidente ha anche avvertito che in questo quadro “le politiche monetarie hanno fatto e fanno tanto. Ma se prosegue questo deterioramento la politica fiscale diventerà essenziale”.

Per tutti questi motivi la Bce “è determinata ad agire se le prospettive d’inflazione nel medio termine continuano ad essere inferiori al suo obiettivo”, si legge nel comunicato del direttivo, che ha sottolineato “la necessità di una posizione di politica monetaria altamente accomodante per un periodo prolungato, perché i tassi d’inflazione, sia realizzati che attesi, sono stati persistentemente al di sotto del livelli che sono in linea con il suo obiettivo”. In questo contesto, “il consiglio direttivo è determinato ad agire, in linea con il suo impegno a una simmetria nell’obiettivo d’inflazione”. I comitati dell’Eurosistema sono stati incaricati di esaminare anche misure per mitigare tassi negativi (escludendo una porzione dei depositi delle banche) e “i modi per rafforzare la forward guidance” con cui la Bce orienta le aspettative degli investitori sui tassi d’interesse.

Nel frattempo l’istituzione di Francoforte intende “continuare a reinvestire, per intero, i principali pagamenti derivanti dalla maturazione dei titoli” acquistati nell’ambito del programma di qe “per un periodo di tempo prolungato” oltre la data in cui prenderà il via il rialzo dei tassi di interesse e “in ogni caso per il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

Dopo le decisioni della Bce tutte le piazze europee hanno ripreso la via di decisi guadagni e lo spread tra Btp e Bund è sceso a 180 punti, con il rendimento del decennale italiano all’1,38%.

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