Per tre giorni sono stati bloccati sulle Dolomiti, attaccati a una parete delle Tre Cime di Lavaredo, ma rifiutavano i soccorsi. È quanto è successo a una coppia di alpinisti spagnoli, in vacanza sulle Alpi. I due, 45 anni lui e 36 lei, sono di Barcellona. Nonostante la loro odissea sia durata per 72 ore e nonostante le cattive condizioni meteo, gli scalatori avevano continuato a dire “no” agli aiuti, sostenendo di poter proseguire autonomamente. Alle 16 del 2 agosto l’elicottero del Soccorso Alpino si è avvicinato per la terza volta. I due si sono a quel punto decisi a essere trasportati, ma adesso rischiano di dover pagare un maxi-conto per le spese di soccorso.

Era continuato, nonostante le opposizioni degli spagnoli e il fatto che avessero smesso di dare risposte, il monitoraggio del Soccorso alpino, per controllare la cordata. Grazie a un varco che si è poi aperto nella nebbia, l’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites di Bolzano si è potuto avvicinare alla parete della Cima Ovest di Lavaredo, a 2.750 metri di quota, dove i due alpinisti erano bloccati. Il tecnico ha chiesto loro di spostarsi in un punto più agevole per farli salire a bordo dell’eliambulanza. La coppia è quindi stata trasportata in buone condizioni di salute al Rifugio Auronzo dove li aspettava la madre. Ai soccorritori hanno spiegato che il rifiuto nasceva dalla convinzione di essere arrivati in vetta.

Potrebbero dover pagare fino a 7.500 euro per le spese del soccorso. Le norme regionali prevedono che i costi dell’intervento in montagna, per chi è rimasto illeso, e a maggior ragione per chi si è messo volontariamente in una situazione a rischio, siano a carico dell’utente. Non c’è alcun costo se la persona soccorsa è affetta da patologie, o resta ferita e viene portata in ospedale. Altrimenti la parcella va dai 200 euro del diritto di chiamata, fino ai 90 euro per ogni minuto di elicottero con un massimale di 7.500 euro. Una cifra che i due spagnoli, che sono in salute e che i soccorsi li hanno mobilitati per ben tre volte, potrebbero facilmente raggiungere.

Prima del salvataggio l’elisoccorso si era alzato in volo per due volte. La prima volta i due, dopo una notte accampati a metà della Via Cassin, avevano rifiutato di essere recuperati, convinti di poter proseguire autonomamente la scalata. Dalle foto ricevute, i soccorritori avevano capito la posizione dei rocciatori: dalla parte opposta rispetto alla normale via. Dopo aver spedito loro due relazioni, spiegando dove si trovavano esattamente e cosa avrebbero dovuto fare, li avevano invitati ad attendere le prime luci dell’alba per ripartire, per non mettersi in condizioni di rischio dato che avevano già passato una notte in parete. Nonostante le informazioni dei soccorritori, qualcosa doveva essere andato storto però, perché erano rimasti ancora bloccati.

A lanciare l’allarme per il secondo intervento era stata la madre di lui, che attendeva la coppia presso il Rifugio Auronzo, preoccupata non vedendoli ritornare. Ad alzarsi in volo l’eliambulanza di Treviso che aveva imbarcato personale della Scuola alpina della guardia di finanza (Sagf), ma la coppia aveva rifiutato di nuovo di essere imbarcata sull’elicottero, limitandosi a chiedere altre informazioni. Il 45enne aveva poi iniziato a mandare foto degli ancoraggi e della vista della Cima Grande per far capire la propria posizione e avere indicazioni. Dopo ulteriori sollecitazioni a chiedere subito l’intervento del 118, lo spagnolo aveva però smesso di rispondere.

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