Nei giorni della crisi di governo riparte l’offensiva della Lega contro il reddito di cittadinanza voluto dagli ex alleati M5s. Il segretario Matteo Salvini a Rtl 102.5 sentenzia che “soprattutto nel Sud si sta trasformando in incentivo al lavoro nero. Lo cancello? No, ma sono situazioni che vanno monitorate. Preferisco crescita e sviluppo all’assistenza”. Una tesi anticipata anche in un’intervista al Corriere della Sera: “Ci arrivano centinaia di segnalazioni da parte di imprenditori che quest’anno non riescono ad assumere i lavoratori che avevano l’anno scorso” aveva detto il vicepremier uscente. Ma il Carroccio va oltre. Il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia, intervistato da Italia Oggi, aggiunge per esempio che dalle “prime verifiche della Finanza” risulta – anche se il dato è “ancora grezzo” – che “oltre il 70 per cento” di chi riceve il beneficio non ne ha diritto. “Le prime verifiche della Finanza stanno dando risultati interessanti. Gran parte di coloro ai quali è stato erogato il reddito di cittadinanza risulta non titolare e quindi i risparmi non possono che aumentare”, spiega il viceministro. E quindi “si può intervenire aumentandolo per chi ha veramente bisogno”.

Quello che resta non conosciuto è la fonte dei dati di Garavaglia. Tanto che a rispondere, scettico, è Massimo Bagnoli, amministratore unico di Caf Cia e coordinatore della Consulta nazionale Caf. Quello fornito dal viceministro leghista, dice, è “un numero esagerato perché significherebbe che su 1,2 milioni di domande circa 800mila non hanno i requisiti a posto”. “Come sistema dei Caf – ricorda Bagnoli – ci occupiamo dell’Isee e della predisposizione della domanda, ma, chiaramente, i dati sono autocertificati dal cittadino. Poi, bisognerebbe anche sapere con precisione a quali dati si riferisce il viceministro e a quanti controlli e dove, perché non ci risultano dati su larga scala della Guardia di Finanza“. “Siamo ad agosto – osserva Bagnoli – e la prima fase del reddito di cittadinanza si è chiusa a maggio: mi sembrano tempi un po’ stretti per aver costruito una statistica sufficientemente rappresentativa”.

L’Inps fa sapere che sono 1.491.935 le domande di Reddito di cittadinanza presentate al 31 luglio, 922.487 sono state accolte, quasi 400mila respinte e circa 170mila in evidenza per ulteriore attività istruttoria. “I controlli sono stati massivi e preventivi rispetto all’accoglimento delle domande”, dice il presidente Pasquale Tridico. Ad oggi – prosegue l’Inps – vi sono state 1.025 rinunce, mentre circa 32mila nuclei sono decaduti dal beneficio.

Anche secondo l’altro viceministro dell’Economia, la pentastellata Laura Castelli, “i numeri comunicati da Garavaglia non corrispondono al vero. A me non risulta che la Guardia di Finanza abbia fornito dati in tal senso”. “So che stanno per essere licenziate disposizioni operative ai reparti della Gdf a seguito di alcune interlocuzioni col ministero del Lavoro e Inps. Quel che è certo, è che grazie a un aumento dei poteri ispettivi e dell’organico, nell’alveo dei normali controlli – come, ad esempio, sul lavoro in nero – capita di trovare casi di persone che lavorano in nero e percepiscono anche il reddito. Quel dato, quindi, non è legato al reddito di cittadinanza”, rimarca l’esponente del M5S.

Perfino Confindustria è spiazzata dalle cifre di Garavaglia. “Del reddito di cittadinanza non siamo mai stati particolarmente entusiasti”, dice all’AdnKronos Domenico De Bartolomeo, presidente di Confindustria Puglia. “Ma, ora, che il 70% dei percettori sia irregolare e che il reddito di cittadinanza automaticamente incentivi il lavoro nero non è facilmente riscontrabile. Bisogna infatti capire quanti controlli sono stati fatti e vedere numeri più completi”. In generale, poi, aggiunge il leader degli industriali pugliesi, “è ancora troppo presto per capire se il reddito di cittadinanza abbia una ricaduta efficace sull’occupazione, perché anche la ‘macchina’ che dovrebbe incrociare la domanda con l’offerta non è pronta. Come è noto gli imprenditori avrebbero preferito di gran lunga un intervento sulla riduzione del cuneo fiscale, che invece, insieme a una formazione mirata ai bisogni delle aziende del territorio, avrebbe sicuramente favorito l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro”.

Il Carroccio comunque è compatto nelle critiche alla misura anti povertà: Salvini al Corriere della Sera risponde “appunto” alla domanda se “la gente intasca il reddito e poi si arrangia con i lavoretti” e aggiunge: “Fanno fatica i ristoranti, fanno fatica in agricoltura, fanno fatica in moltissimi. Per carità, noi il reddito di cittadinanza lo abbiamo votato e speriamo che crei lavoro. Ma se lo toglie, bisognerà studiarlo”.

E a rispondere è Nunzia Catalfo, M5s, presidente della commissione Lavoro che fu la prima firmataria della legge che ha introdotto il reddito di cittadinanza. “Matteo Salvini sembra un disco rotto. Oggi nell’intervista al Corriere torna ad attaccare il Reddito di Cittadinanza con quelle stesse falsità e luoghi comuni che ha usato domenica a Catania. Ha per caso chiesto agli imprenditori che lo starebbero inondando di segnalazioni quanto pagano realmente quei lavoratori che non riuscirebbero ad assumere per colpa del Rdc? O sa che, se assumono un percettore di reddito di cittadinanza, i datori di lavoro hanno diritto a sgravi contributivi o fiscali? Salvini non ha la minima idea di quello di cui sta parlando, ma ha letto la legge o parla a vanvera per fare mera propaganda?”. Per la Catalfo, d’altra parte, le posizioni dei leghisti non sorprendono: “Hanno un’idea di diritti e dignità del lavoro diametralmente opposta a quella del M5S. A chiacchiere dicono di essere dalla parte lavoratori, di voler restituire loro certezze; poi in Commissione e al Ministero del Lavoro hanno bloccato il salario minimo orario, che Salvini nel 2018 in campagna elettorale sbandierava a colpi di tweet, e in Parlamento con un disegno di legge hanno proposto di smontare il decreto Dignità (un incentivo al ricorso selvaggio ai contratti precari) e alimentare il part-time involontario per le lavoratrici”.

Il M5s in una nota commenta le parole di Garavaglia definendole “la più grande cretinata mai sentita” e ricordando che “905.000 famiglie oggi possono guardare al futuro con la prospettiva di uscire da una condizione di difficoltà”. “Sono persone – prosegue il post su facebook – che hanno pienamente diritto, i controlli sono stati rigorosi e l’Inps controlla continuamente la platea. Rispondiamo con i numeri alle provocazioni: 1,4 milioni le domande presentate; accettate ad oggi 905mila; 32mila decadute (Isee variato, variazione nucleo familiare); 1025 le rinunce. 185 i lavoratori in nero percettori del reddito scoperti all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. A Garavaglia diciamo basta sparare cretinate. Lo ricordiamo poco tempo fa dire nessun problema di coperture per la Flat Tax. Mai viste! Se è a conoscenza di percettori del reddito di cittadinanza che non ne hanno diritto andasse alla Guardia di Finanza a denunciare”.

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